Il Lough Neagh, il lago più grande del Regno Unito, soffoca a causa delle alghe tossiche

Sul Lough Neagh, in Irlanda del Nord, la proliferazione di cianobatteri ha raggiunto livelli record. Pesca, turismo e salute pubblica a rischio, mentre la risposta delle autorità tarda ad arrivare

Per il terzo anno consecutivo, alghe blu-verdi tossiche hanno invaso il Lough Neagh, il più grande lago del Regno Unito, situato in Irlanda del Nord, oggi avvolto da un persistente odore di uova marce. Lo strato verde di cianobatteri, visibile anche dallo spazio, è alimentato da inquinamento agricolo, industriale, acque reflue e cambiamenti climatici. La situazione sta devastando la pesca e danneggia le attività ricreative e turistiche. Gli scarichi agricoli, in particolare quelli legati all’industria agroalimentare, sono tra i principali indiziati, così come gli scarichi non trattati. Circa il 40% dell’acqua potabile dell’Irlanda del Nord proviene dal lago, facendo crescere l’allarme sanitario. Cartelli che vietano la balneazione sono stati installati lungo tutti i 125 km di rive, tra cui Ballyronan, a ovest di Belfast. “È straziante vedere il lago in queste condizioni”, afferma Mary O’Hagan, ex nuotatrice e attivista del gruppo “Salvate il Lough Neagh”, che chiede azioni legali contro gli inquinatori e la creazione di un’agenzia ambientale indipendente.

Da cosa è favorita la proliferazione delle alghe tossiche?

Secondo un portavoce del settore avicolo, “il problema non può essere attribuito a un solo settore”, mentre il cambiamento climatico ha favorito la diffusione delle cozze zebrate, una specie invasiva che facilita la formazione di alghe tossiche. Le mosche del Lough Neagh, fondamentali per l’ecosistema, sono state decimate, e la pesca alla trota e all’anguilla è in crisi. La più grande pescheria di anguille d’Europa ha sospeso le attività, mentre imprese locali come quella di Gavin Knox, che aveva avviato una piccola azienda di paddleboard, hanno subito gravi perdite: “È diventato impossibile lavorare”, afferma, denunciando l’assenza di compensazioni da parte delle autorità. Il governo regionale ha lanciato un piano d’azione nel luglio 2024, ma meno della metà delle misure è stata attuata; le restanti sono previste solo dal 2026 in poi, senza tempistiche certe.