L’11 settembre 1930 l’eruzione che cambiò il volto di Stromboli

Oggi Stromboli è meta turistica internazionale, ma l’eruzione del 1930 resta un monito potente della forza del vulcano

L’11 settembre 1930 Stromboli fu scossa da una delle eruzioni più violente della sua storia recente. Intorno alle 8 del mattino il vulcano, noto per la sua attività persistente e spettacolare, entrò in una fase parossistica che causò distruzione e morte. L’evento, articolato in più fasi, fu caratterizzato da esplosioni devastanti, colate laviche, valanghe di cenere e scorie incandescenti. I blocchi proiettati dall’esplosione distrussero edifici e colpirono l’abitato di Ginostra, mentre i flussi piroclastici raggiunsero le contrade di San Bartolo e Piscità, provocando sei vittime e numerosi feriti. La vegetazione venne incenerita, i vigneti cancellati. Nel frattempo, la Sciara del Fuoco riversava lava fino al mare, modificando il profilo costiero.

Alla violenza eruttiva si aggiunse un maremoto: il mare si ritirò e poi invase le spiagge con onde di oltre 2 metri, colpendo Punta Lena. La combinazione di acqua bollente e materiali incandescenti rese la tragedia ancora più drammatica.

Il bilancio complessivo fu di 6 morti, 20 feriti e danni incalcolabili. L’evento segnò la memoria degli isolani e alimentò una nuova ondata migratoria verso l’estero. Oggi Stromboli è meta turistica internazionale, ma l’eruzione del 1930 resta un monito potente della forza del vulcano e della fragilità della vita sull’isola.