La diversità arborea contro la siccità: una soluzione che non sempre funziona

Un nuovo studio internazionale dimostra che, contrariamente alle aspettative, aumentare il numero di specie arboree non garantisce sempre una maggiore resilienza delle foreste alle siccità prolungate. La chiave è nella composizione specifica delle specie e nella gestione adattata alle condizioni locali.

Aumentare la diversità delle specie arboree nelle foreste è spesso considerata una strategia efficace per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, in particolare le siccità sempre più frequenti e prolungate. Tuttavia, una nuova ricerca internazionale guidata dall’Università di Friburgo e pubblicata sulla rivista Global Change Biology rivela che questa soluzione non è sempre così semplice né universalmente vantaggiosa. Lo studio ha infatti evidenziato che, sebbene la presenza di più specie arboree possa inizialmente favorire una migliore crescita degli alberi durante periodi di siccità annuali, tale effetto può invertirsi quando la siccità si protrae per più anni. In questi casi, la diversità può addirittura amplificare lo stress idrico e la competizione tra alberi.

Uno studio senza precedenti: dati da sei paesi e 21 specie arboree

Il team di ricerca ha utilizzato la rete TreeDivNet, la più ampia rete mondiale di esperimenti sulla diversità arborea, che comprende nove esperimenti su larga scala in sei Paesi europei, dal Mediterraneo alle foreste boreali. Sono stati analizzati oltre 1.600 campioni di alberi provenienti da 68 diverse combinazioni di specie, filtrati poi a 948 per garantire la qualità dell’analisi. Le 21 specie considerate sono state coltivate in condizioni simili (età, densità, gestione), sia in monocoltura sia in foreste miste. I ricercatori hanno combinato la dendrocronologia – lo studio degli anelli di accrescimento – con la tomografia a raggi X ad alta precisione per ottenere misurazioni dettagliate della crescita arborea. Questo lavoro ha preso forma all’interno dei progetti europei MixForChange e CAMBIO, dedicati proprio allo studio dell’adattamento climatico delle foreste miste.

Siccità prolungata e dinamiche tra specie: quando la diversità diventa un limite

Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda il ruolo dinamico delle interazioni tra specie arboree. Gli effetti positivi sulla resilienza idrica possono derivare da una migliore condivisione delle risorse idriche tra specie complementari. Tuttavia, con l’aumentare della durata della siccità, le stesse interazioni possono trasformarsi in una competizione esasperata per l’acqua. In alcune condizioni locali, quindi, la diversità si è rivelata un vantaggio, mentre in altre ha contribuito ad accrescere lo stress idrico. Come sottolinea Hernán Serrano-León, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Università di Friburgo, “aumentare la diversità degli alberi non è una soluzione valida per tutti. Occorre adattare la scelta delle specie e le strategie di gestione ai contesti ambientali specifici”.

Foreste più resilienti: la chiave è la composizione, non solo la quantità

Lo studio sottolinea quindi che non è sufficiente aumentare il numero di specie arboree per garantire foreste resilienti ai cambiamenti climatici. Serve piuttosto una selezione mirata delle combinazioni di specie, basata su dati scientifici e sulla conoscenza degli ecosistemi locali. La corretta composizione delle specie può favorire relazioni ecologiche benefiche, ma una miscela inadeguata potrebbe invece aggravare la vulnerabilità delle foreste. Secondo Serrano-León, “con il cambiamento climatico che rende le siccità più lunghe e frequenti, la composizione – non solo il numero – delle specie arboree sarà fondamentale per costruire foreste sane, stabili e resilienti”. Il messaggio chiave dello studio è chiaro: le strategie forestali devono diventare più flessibili, basate sull’evidenza e specifiche per ogni ambiente.