La “Rhizanthella gardneri”, l’orchidea che fiorisce sottoterra rischia di scomparire per sempre

È l'orchidea più misteriosa al mondo e fiorisce nel sottosuolo. Oggi sopravvivono solo pochi esemplari, mentre scienziati e botanici lottano contro il tempo per salvarla dall’estinzione

La Rhizanthella gardneri è tra le piante più rare al mondo. È ufficialmente classificata come “criticamente minacciata” a causa della drastica riduzione dell’habitat naturale e della crescente pressione dovuta al cambiamento climatico. Negli ultimi anni si sono contati solo tre esemplari in natura. “Nel corso della mia vita l’ho vista passare da specie misteriosa a specie in via di estinzione” afferma Kingsley Dixon, docente di botanica all’”Università dell’Australia Occidentale” ed ex direttore del Kings Park and Botanic Garden. Oggi Dixon ha un nuovo obiettivo: evitare che l’orchidea sotterranea scompaia per sempre.

Il segreto della sopravvivenza: un legame a tre

La Rhizanthella gardneri non è solo rarissima: è anche unica nel suo genere. È l’unica pianta al mondo che compie l’intero ciclo vitale sottoterra: germina, cresce, fiorisce e produce semi nel sottosuolo. Secondo alcuni studi, l’impollinazione avverrebbe tramite termiti. La sua sopravvivenza dipende da una triplice alleanza tanto sofisticata quanto fragile. Vive in simbiosi con un fungo bianco filamentoso che, a sua volta, si collega alle radici di un cespuglio tipico della macchia australiana, la Melaleuca uncinata. Attraverso questo “ponte biologico”, i nutrienti passano dalla pianta superiore all’orchidea.

Questo tipo di relazione, detta micorrizica, è comune tra le piante, ma nel caso delle orchidee diventa essenziale, spiega Jacopo Calevo, ecologo vegetale e orchidologo, che ha studiato l’effetto del cambiamento climatico sulle orchidee in Australia e in Europa, oltre che ricercatore onorario ai Royal Botanic Gardens di Kew (Londra) e associato presso la “Curtin University” australiana. “Si stima che tra l’80 e il 90% delle piante terrestri si avvalga di relazioni micorriziche. Ma nelle orchidee il legame con i funghi è fondamentale e insostituibile”, spiega Calevo.

I semi delle orchidee, infatti, sono microscopici e privi di riserve nutritive. “Per germinare, devono associarsi a un fungo che vive nel terreno e che trasferisce nutrienti all’embrione. Senza questo scambio, la pianta non potrebbe svilupparsi”. Nel caso della Rhizanthella, la dipendenza è ancora più complessa: oltre al fungo, è indispensabile anche la presenza del cespuglio Melaleuca, se viene meno uno dei due partner, l’orchidea è condannata.

Il riscaldamento globale e la minaccia degli incendi

Calevo ha partecipato a un progetto di ricerca internazionale per valutare come il riscaldamento globale potrebbe influenzare le orchidee dell’Australia Occidentale. Osservando l’effetto dell’innalzamento delle temperature tra il 1970 e il 2070 (fino a +5°C), ha scoperto che molte specie sarebbero capaci di adattarsi, avendo già sviluppato meccanismi di resistenza al calore estremo. Alcune, come le orchidee ragno, possono addirittura spostare i tuberi più in profondità nel terreno, così da trovare un ambiente più fresco.

Tuttavia, la temperatura non è l’unico fattore in gioco. Gli incendi, sempre più frequenti e intensi, rappresentano una seria minaccia. Uno studio del 2025 su 17 specie di orchidee ha mostrato che due terzi di esse hanno reagito negativamente al fuoco, mentre solo un terzo ne ha beneficiato. Tra quelle che hanno superato la prova c’è la Pyrorchis nigricans, detta “orchidea del fuoco”, che necessita delle fiamme per fiorire. Invece, tra quelle che non sono riuscite ad adattarsi vi è la Thelymitra macrophylla o “orchidea del sole blu”, quasi scomparsa nelle aree bruciate.

Nel 2022, Calevo ha analizzato l’effetto di un incendio su un’area che ospitava esemplari di Rhizanthella. I risultati preliminari indicano che un anno dopo l’incendio, la comunità fungina era completamente alterata e inadatta alla sopravvivenza dell’orchidea. Anche i cespugli di Melaleuca erano andati distrutti. Tuttavia, due anni dopo, i funghi avevano ricostituito un equilibrio simile a quello originario, e i cespugli stavano ricrescendo. In teoria, quindi, l’orchidea potrebbe tornare a fiorire.

Il problema nasce se gli incendi si susseguono per troppo tempo, impedendo a funghi e piante ospiti di ristabilirsi. Anche i cosiddetti “incendi controllati”, usati come misura di prevenzione, possono causare danni — soprattutto se avvengono nel periodo in cui le orchidee dovrebbero fiorire. Alcune, infatti, restano in dormienza proprio per proteggersi dal calore, come dimostrano recenti studi.

Il progetto di salvataggio: coltivare l’orchidea in laboratorio

Per questo motivo, Dixon ha deciso di agire su due fronti: proteggere quanto rimane dell’habitat naturale e tentare di ricostruire l’intero ecosistema dell’orchidea in laboratorio. Alla Chelsea Flower Show di Londra, nel maggio 2025, ha presentato con Calevo e altri esperti internazionali un’esposizione speciale, con foto della Rhizanthella, per sensibilizzare il pubblico sul pericolo imminente. Parallelamente, lavora per coltivare nuovamente l’orchidea sotterranea in cattività, ripetendo un esperimento riuscito negli anni ’90, quando riuscì a far crescere alcune piante con i loro funghi e cespugli di Melaleuca in vaso. Quella collezione andò persa intorno al 2000 per un banale errore nella gestione dell’irrigazione durante le vacanze natalizie.