L’isola di Vize, a 79,3°N nel cuore dell’Artico russo, ha toccato +6,6 °C il 7 settembre 2025: un valore che segna il record autunnale più alto mai rilevato sull’avamposto polare e che si inserisce in una sequenza di caldo eccezionale. Il dato, sorprendente per latitudini quasi ottantine, è ancor più significativo insieme a un altro indicatore: quasi sette settimane consecutive senza gelate dopo l’ultima registrata il 16 luglio, con 47 giorni sopra lo zero fino all’inizio di settembre.
Cosa ha spinto così in alto i termometri
Due fattori sinottici e superficiali hanno agito in sinergia:
- Alta pressione persistente con cieli limpidi e afflussi d’aria mite, che hanno favorito l’accumulo di calore a bassa quota.
- Ritiro del ghiaccio marino e acque superficiali più calde, che hanno attenuato il normale “freno” termico del pack: con il mare più caldo e libero dai ghiacci, le temperature minime restano elevate e l’escursione giornaliera si riduce.

Il risultato è una forzante locale che amplifica i massimi diurni e sostiene notti insolitamente miti per la stagione.
Impatti ambientali già osservabili
In un paesaggio fondato su terreni permanentemente gelati, il disgelo del permafrost si traduce in effetti concreti: nel 2025 la stazione meteorologica di Vize è stata ricollocata per problemi di stabilità dovuti alla subsidenza. A ciò si aggiungono habitat alterati, cicli trofici stressati, erosione costiera e rilascio di gas serra intrappolati nel suolo.
L’episodio di Vize si inserisce in un mosaico stagionale di record termici artici che ha interessato anche l’entroterra siberiano, confermando la amplificazione artica.
Perché questo record è rilevante
La soglia di +6,6 °C in pieno avvio di autunno non è solo un massimo locale: è un marcatore climatico di stagioni accorciate, gelate tardive, ghiaccio più sottile e instabile. Le 47 giornate consecutive sopra lo zero descrivono una persistenza del caldo incompatibile con il vecchio regime termico e prefigurano ghiacci stagionali più vulnerabili nella successiva primavera-estate.
La lezione di Vize
L’evento è coerente con tendenze osservate nell’Artico, dove il riscaldamento corre a un ritmo doppio o triplo rispetto alla media globale. Monitorare siti-chiave come Vize permette di cogliere precocemente cambiamenti strutturali dei sistemi criosferici e di quantificare i rischi per ecosistemi, infrastrutture e la traiettoria climatica globale. In sintesi: ciò che accade a 79°N non resta al Polo — e il record di Vize lo dimostra con chiarezza.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?