Tra il 13 e il 19 settembre 2025 l’area del Golfo Persico è stata investita da una crisi termica eccezionale, con temperature massime e minime notturne ai vertici delle serie storiche. La persistenza dell’evento e la frequenza dei primati lo rendono un caso di studio per la climatologia recente.
Kuwait: 48,9 °C e la notte più calda mai registrata
A Managish (Kuwait), tra il 18 e il 19 settembre, sono stati raggiunti 48,9 °C, tra i valori più elevati al mondo nella seconda metà di settembre. A Kuwait City la temperatura minima non è scesa sotto i 35,0 °C, stabilendo la notte più calda al mondo per il periodo. Un segnale inequivocabile di caldo estremo non solo di giorno, ma anche nelle ore notturne.
Iran: Omidieh tocca i 47,8 °C
In Iran, la città di Omidieh ha registrato 47,8 °C, ben oltre la norma climatologica per settembre. Pur essendo una delle località più calde del pianeta, il dato del 2025 spicca per intensità e conferma l’eccezionalità dell’episodio lungo tutto il settore sud-occidentale del Paese.
Persistenza e ripetizione dei primati: cosa rende unico l’episodio
L’aspetto più rilevante è la sequenza di record caduti in giorni consecutivi su un’area vasta: sono stati coinvolti sia i picchi di temperatura massima sia le minime notturne, con una continuità rara su scala globale. Centinaia di primati locali e diversi record mondiali ridefiniscono le statistiche climatiche di settembre per il Medio Oriente.
Perché il Golfo Persico è così vulnerabile
La combinazione tra SST elevate (temperatura superficiale del mare), umidità molto alta e scarsa ventilazione amplifica l’indice di calore. In queste condizioni, l’organismo non riesce a smaltire l’energia termica, soprattutto quando le minime notturne restano eccezionalmente elevate: si generano notti tropicali estreme che impediscono il recupero fisiologico e aumentano il rischio sanitario.
Impatto su salute, energia e infrastrutture
L’ondata di calore estremo accresce il rischio di colpi di calore, disidratazione e complicanze cardiovascolari, con ricadute su anziani, bambini e lavoratori all’aperto. I consumi energetici per il raffrescamento aumentano fino a stressare le reti elettriche, mentre le infrastrutture urbane (trasporti, sanità, logistica) devono operare vicino ai limiti operativi.
Dinamica atmosferica e contesto climatico
La fase calda è stata alimentata da una persistente cupola anticiclonica subtropicale e da temperature marine eccezionalmente alte nel 2025. Il risultato è un ambiente favorevole alla continuità del surplus termico, con feedback che sostengono massime elevate e minime roventi. L’episodio rientra in un trend di estremi termici più frequenti e intensi.
Cosa ci dicono questi record sul futuro
L’accoppiata tra massime vicine ai 50 °C e minime oltre 35 °C riduce gli spazi di adattamento, con implicazioni per pianificazione urbana, raffrescamento, gestione dell’acqua e salute pubblica. Per regioni come il Golfo Persico, la resilienza passerà da infrastrutture più efficienti, allerta meteo e strategie di mitigazione del rischio caldo.
Conclusioni
Il settembre 2025 nel Medio Oriente segna un passaggio chiave nella climatologia recente: Kuwait e Iran hanno registrato valori senza precedenti per durata e intensità, con notti roventi e giornate estreme. Non sono solo numeri: dietro ogni record ci sono persone, servizi e città chiamate a ripensare la propria resilienza di fronte a ondate di calore sempre più impegnative.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?