Uno recente studio pubblicato su Nature Geoscience spiega come gli anticicloni subtropicali persistenti e venti deboli favoriscano le ondate di calore marino nel Mediterraneo, le cosiddette ‘Heatwaves’. La presenza di creste anticicloniche subtropicali determina lunghi periodi di stabilità atmosferica e cieli sereni sul Mediterraneo. Queste configurazioni riducono l’arrivo di perturbazioni, mantenendo condizioni ideali per il riscaldamento delle acque superficiali.
L’impatto dei venti deboli sulla perdita di calore
Uno dei fattori più rilevanti è l’indebolimento dei venti prevalenti. In condizioni normali, il calore latente trasferito dal mare all’atmosfera rappresenta oltre il 70% del flusso termico totale. Quando i venti si riducono, lo scambio diminuisce drasticamente, e la superficie marina trattiene energia in eccesso, innalzando rapidamente la temperatura superficiale del mare.

Più radiazione solare, più energia termica
La persistenza delle creste anticicloniche aumenta anche la quantità di radiazione solare a onde corte che raggiunge la superficie marina. La combinazione tra meno raffreddamento per evaporazione e più energia solare contribuisce a intensificare le ondate di calore marino.
Conseguenze e prospettive future
Secondo lo studio, la sinergia tra alta pressione persistente e venti deboli è il motore principale delle marine heatwaves mediterranee. Riconoscere in anticipo i regimi di circolazione subtropicale e le anomalie del vento è fondamentale per migliorare le previsioni climatiche e simulare con precisione gli impatti su ecosistemi marini e comunità costiere.
Conclusioni
Le ondate di calore marino nel Mediterraneo non sono eventi casuali, ma il risultato di dinamiche atmosferiche ben definite: anticicloni subtropicali e venti deboli. In un contesto di cambiamento climatico, questi fenomeni rischiano di diventare sempre più frequenti e intensi, con implicazioni importanti per ambiente ed economia.


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