Domani, 14 settembre 2025, ricorrerà il decennale dalla storica scoperta delle onde gravitazionali, realizzata dalle scienziate e dagli scienziati delle collaborazioni degli esperimenti LIGO, negli Stati Uniti, e Virgo, ospitato presso l’Osservatorio Gravitazionale Europeo, in Italia. La prima misura di un segnale gravitazionale rappresenta una delle più importanti conquiste della scienza nell’ultimo secolo, ed è un risultato cui l’Italia, con l’esperimento Virgo, ha contribuito fin dall’inizio e in modo determinante, sotto molteplici aspetti, dall’ideazione della tecnica di rivelazione allo sviluppo delle tecnologie, dall’elaborazione dei modelli teorici all’analisi dei dati.
Cosa sono le onde gravitazionali
Le onde gravitazionali sono increspature nello spazio-tempo causate da masse in accelerazione, previste dalla teoria della relatività generale di Einstein. Quando oggetti molto massicci, come buchi neri o stelle di neutroni, orbitano o collidono, deformano lo spazio-tempo circostante, generando onde che si propagano alla velocità della luce. Queste onde trasportano energia e informazioni sulle loro sorgenti, permettendo di studiare eventi cosmici estremi invisibili con la luce. La loro rilevazione richiede strumenti estremamente sensibili, come gli interferometri LIGO e Virgo, che misurano variazioni infinitesimali delle distanze tra specchi separati da km.
La scoperta delle onde gravitazionali “una tappa epocale della storia della scienza”
Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca, ha affermato: “La scoperta delle onde gravitazionali ha cambiato la storia della scienza contemporanea e ha visto l’Italia protagonista con le sue scienziate e i suoi scienziati, con i suoi laboratori e le sue tecnologie. Un passo in avanti decisivo per la conoscenza frutto di una collaborazione internazionale che dimostra quanto la cooperazione possa produrre risultati straordinari e nuove opportunità di crescita condivise. A dieci anni da quel traguardo, guardiamo al futuro con lo stesso spirito: Einstein Telescope, il grande rilevatore di terza generazione dedicato proprio allo studio delle onde gravitazionali che vogliamo portare nel nostro Paese, è il segno che l’Italia non solo ha contribuito a scrivere una pagina decisiva della fisica, ma è pronta a scriverne di nuove. Come Ministero dell’Università e della Ricerca continueremo a sostenere questa sfida, perché investire nella ricerca significa investire nel futuro del Paese e nel ruolo dell’Europa nel mondo”.
Antonio Zoccoli, Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha evidenziato: “Il 14 settembre 2025 celebriamo i dieci anni dalla scoperta delle onde gravitazionali, di cui le collaborazioni Ligo e Virgo sono state protagoniste. Questo è un anniversario davvero significativo per l’INFN e per la sua comunità scientifica, un anniversario che onora il nostro spirito, la nostra missione, la nostra storia, il nostro impegno. Rappresenta un traguardo paradigmatico, non solo per noi che ne siamo stati protagonisti, ma in generale per la ricerca scientifica. L’impresa della scoperta delle onde gravitazionali è una storia che racconta come, quando si fa ricerca di frontiera, sia fondamentale avere visione, coraggio e perseveranza per riuscire a raggiungere un ambizioso obiettivo, nonostante questo richieda spesso il superamento di limiti che sembrano invalicabili. L’INFN è una delle poche Istituzioni al mondo che ha creduto e che ha investito in queste ricerche. E, grazie al grande impegno della sua comunità scientifica, a partire dal nostro Adalberto Giazotto che assieme al francese Alain Brillet ha fondato il progetto Virgo, ha contribuito in modo determinante al successo di un’impresa che sembrava impossibile allo stesso Einstein. Il nostro Istituto e la sua comunità, con il supporto del Ministero dell’Università e della Ricerca, ha investito fin dall’inizio e per oltre cinquant’anni nella ricerca delle onde gravitazionali. Abbiamo così maturato conoscenze, competenze ed esperienze che oggi sono patrimonio indispensabile per realizzare con successo i futuri progetti di ricerca in questo campo, come l’interferometro di prossima generazione Einstein Telescope che, con il supporto del nostro Governo, del MUR, della comunità scientifica e della società civile, vogliamo portare in Italia, in Sardegna, per dare al nostro Paese una nuova grande infrastruttura di ricerca, un portale verso l’Europa e il mondo, e verso un futuro di conoscenza e progresso”.
Infine, Massimo Carpinelli, Direttore dell’Osservatorio Gravitazionale Europeo, ha dichiarato: “La prima rivelazione delle onde gravitazionali, avvenuta dieci anni fa, è stata una tappa epocale della storia della scienza. È stata anche una prova eccezionale di quanto sia straordinariamente viva, ancora oggi, la tradizione della fisica italiana che, con l’INFN, ha dato un contributo decisivo a quella scoperta e alle grandi imprese scientifiche del mondo contemporaneo: dal CERN fino agli interferometri gravitazionali, come Virgo, ospitato vicino a Pisa, all’Osservatorio Gravitazionale Europeo. Grazie a strumenti come Virgo, abbiamo inaugurato una nuova era nella storia dello studio del cosmo, e possiamo oggi esplorare un universo oscuro che prima era completamente inaccessibile. Le conquiste scientifiche di questi dieci anni hanno innescato una vera e propria rivoluzione nella nostra visione dell’universo e ci hanno convinto a progettare una nuova generazione di rivelatori gravitazionali, come Einstein Telescope. Questo grande progetto allargherà ulteriormente il nostro orizzonte cosmico e ci porterà ancora più lontano nello spazio e nel tempo. La nostra comunità scientifica, il ruolo della ricerca italiana in questo settore e, non ultime le caratteristiche speciali del territorio sardo, rendono l’Italia, e in particolare il territorio sardo, il candidato ideale a ospitare questa grande infrastruttura di ricerca di nuova generazione. Per questo ci auguriamo di riuscire a portare Einstein Telescope in Sardegna, consapevoli, allo stesso tempo, che potremo affrontare le sfide scientifiche e tecnologiche che abbiamo di fronte nei prossimi anni solo grazie a una sempre più ampia e solida collaborazione tra scienziati e scienziate, Paesi e istituzioni diverse, sia a livello europeo sia globale”.


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