I polpi sono tra gli invertebrati più complessi e affascinanti del pianeta. Gran parte del loro corpo è costituito dalle otto braccia, strutture muscolari idrostatiche prive di ossa, capaci di compiere movimenti con un numero praticamente illimitato di gradi di libertà. Ogni braccio contiene quattro gruppi muscolari principali — trasversali, longitudinali, obliqui e circolari — organizzati attorno a un nervo centrale. Questa architettura permette movimenti di accorciamento, allungamento, piegatura e torsione, fondamentali per cacciare, mimetizzarsi, difendersi e interagire con l’ambiente.
Nonostante l’anatomia simile, fino a oggi era poco chiaro se tutte le braccia fossero usate in maniera intercambiabile o se esistesse una forma di specializzazione funzionale.
Lo studio: 25 polpi osservati in habitat naturali
Chelsea Bennice e colleghi della Florida Atlantic University e del Marine Biological Laboratory hanno analizzato 25 video di polpi selvatici, registrati tra il 2007 e il 2015 in località dei Caraibi, dell’Atlantico e del Mediterraneo. Le specie osservate comprendevano Octopus vulgaris, O. insularis e O. americanus, tutte con caratteristiche morfologiche simili.
I ricercatori hanno creato un etogramma gerarchico, cioè una classificazione dei comportamenti, suddividendoli in:
- 15 comportamenti (ad esempio il “crawl” o il sollevamento del corpo),
- 12 azioni delle braccia (come reach, curl, roll, stilt),
- 4 deformazioni muscolari (accorciamento, allungamento, piegatura, torsione).
Questa analisi ha permesso di registrare 3.907 azioni e 6.781 deformazioni, creando il quadro più dettagliato mai realizzato dell’uso delle braccia in natura.
Risultati: anteriori per esplorare, posteriori per muoversi
I dati mostrano che:
- tutte le braccia possono eseguire tutte le azioni, senza limitazioni anatomiche;
- le braccia anteriori (1 e 2) sono usate più spesso (64%) rispetto alle posteriori (36%);
- non esiste differenza significativa tra lato destro e sinistro (uso bilaterale equilibrato);
- alcune azioni sono associate preferenzialmente alle braccia anteriori (reach, raise, curl), mentre le posteriori svolgono funzioni locomotorie come roll (rotolamento sul fondale) e stilt (sollevamento del corpo).
Dal punto di vista delle deformazioni:
- la più comune è la piega (bend), usata nel 70% dei casi;
- seguono allungamento (22%), accorciamento (6%) e torsione (2%);
- le pieghe si verificano soprattutto nelle regioni distali e mediali delle braccia, mentre l’allungamento prevale in quelle prossimali.
Implicazioni per neuroscienze e robotica
Questi risultati rappresentano alcune delle prime prove sistematiche di specializzazione funzionale delle braccia nei polpi, fenomeno ben documentato invece nei vertebrati (primati, roditori, pesci). La scoperta è rilevante su più fronti:
- Neurobiologia comparata: dimostra come un sistema nervoso in gran parte decentralizzato possa generare comportamenti complessi con specializzazione parziale degli arti.
- Ecologia comportamentale: chiarisce come i polpi sfruttino in modo efficiente le braccia per esplorare, cacciare e spostarsi in habitat variabili, dai fondali sabbiosi alle barriere coralline.
- Robotica morbida: i principi di coordinazione e flessibilità individuati possono ispirare lo sviluppo di bracci robotici capaci di adattarsi a compiti complessi, con applicazioni in medicina, esplorazione sottomarina e soccorso.
Lo studio dimostra che, pur essendo tutte equivalenti dal punto di vista anatomico, le braccia dei polpi mostrano un’inedita divisione dei compiti: le anteriori esplorano e interagiscono con l’ambiente, le posteriori sostengono e spostano il corpo. Questa flessibilità, unita alla coordinazione e alla ridondanza funzionale, fa dei polpi un modello straordinario per comprendere come sistemi nervosi diversi da quello umano possano generare intelligenza motoria. Allo stesso tempo, la natura offre ancora una volta ispirazione tecnologica per soluzioni innovative, con il polpo che diventa protagonista tanto della ricerca biologica quanto della robotica del futuro.







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