Ponti in acciaio più sicuri: la resilienza nascosta delle strutture reticolari | FOTO e VIDEO

Uno studio pubblicato su Nature dimostra che la torsione e la flessione di un ponte reticolare in acciaio danneggiato possono, in determinate condizioni, evitarne il crollo. I risultati aprono nuove prospettive per la progettazione e la manutenzione delle infrastrutture

  • Ponti
    Il viadotto di Santa Ana fu costruito nel 1915 e rimase in funzione per oltre 100 anni, fungendo da elemento chiave della linea ferroviaria che collegava le città di Alicante e Dénia, in Spagna. Questa struttura servì da riferimento per il prototipo di ponte che fu testato sperimentalmente nell'ambito di questo lavoro. Crediti: Rafael Vicedo Morant e Juan C. Reyes-Suárez
  • Ponti
    Il viadotto di Santa Ana fu costruito nel 1915 e rimase in funzione per oltre 100 anni, fungendo da elemento chiave della linea ferroviaria che collegava le città di Alicante e Dénia, in Spagna. Questa struttura servì da riferimento per il prototipo di ponte che fu testato sperimentalmente nell'ambito di questo lavoro. Crediti: Rafael Vicedo Morant e Juan C. Reyes-Suárez
  • Ponti
    Campione di ponte in scala ridotta. Sono stati testati in laboratorio nove diversi scenari di danno iniziale, ciascuno dei quali prevedeva il cedimento di un singolo componente. Per lo scenario di danno finale testato, il carico imposto è stato gradualmente aumentato fino a quando non è stato possibile osservare il cedimento globale del sistema (collasso). Credito: Juan C. Reyes-Suárez
  • Ponti
    Il viadotto di Santa Ana fu costruito nel 1915 e rimase in funzione per oltre 100 anni, fungendo da elemento chiave della linea ferroviaria che collegava le città di Alicante e Dénia, in Spagna. Questa struttura servì da riferimento per il prototipo di ponte che fu testato sperimentalmente nell'ambito di questo lavoro. Crediti: Rafael Vicedo Morant e Juan C. Reyes-Suárez
/

I ponti reticolari in acciaio sono tra le strutture più diffuse al mondo, grazie alla loro capacità di distribuire i carichi attraverso una fitta rete di barre interconnesse. In fase di progettazione si considerano soprattutto i cosiddetti meccanismi di resistenza primari, ossia quelli che permettono alla struttura di affrontare i carichi previsti nel corso della sua vita utile. Quando però un elemento fondamentale subisce un cedimento, il comportamento complessivo del ponte cambia. La struttura può muoversi, torcersi e flettersi, generando meccanismi imprevisti che possono sia accelerare il collasso, sia – sorprendentemente – evitarlo.

Lo studio pubblicato su Nature

Un team guidato da José Adam ha analizzato proprio questi comportamenti “secondari”, finora poco considerati nel campo dei ponti. Lo studio, pubblicato su Nature, si è basato su una combinazione di esperimenti in laboratorio e simulazioni numeriche. I ricercatori hanno utilizzato un modello in scala di un ponte ferroviario reticolare in acciaio, simulando il cedimento improvviso di componenti chiave. In questo modo hanno potuto osservare come la struttura reagisce a situazioni di danno critico e quali meccanismi entrano in gioco per contrastare il collasso.

I sei meccanismi che impediscono il crollo

L’analisi ha portato all’identificazione di sei meccanismi secondari di resistenza, tra cui:

  • la flessione dei pannelli in prossimità della rottura;
  • la deformazione fuori piano;
  • la torsione complessiva della struttura.

Questi fenomeni, che emergono solo in caso di danno, contribuiscono a distribuire i carichi e a mantenere la stabilità. I test hanno mostrato che, anche in condizioni estreme, i ponti danneggiati possono sopportare da 1,8 a 3 volte il carico operativo previsto. Allo stesso tempo, lo studio ha individuato i punti più vulnerabili, quelli da cui può partire un collasso globale.

Implicazioni per la sicurezza delle infrastrutture

Secondo gli autori, questi risultati aprono nuove prospettive per la progettazione e la manutenzione dei ponti. Le strutture reticolari in acciaio non solo possiedono una capacità intrinseca di resilienza, ma questa caratteristica può essere sfruttata e potenziata con scelte progettuali più consapevoli.

Come evidenziato da Katherine Cashell in un articolo di accompagnamento su Nature, “i ponti possiedono una capacità intrinseca di resistenza — una caratteristica che può essere valorizzata e rafforzata attraverso una progettazione consapevole”. Questa ricerca, quindi, getta le basi per infrastrutture più sicure e durevoli, capaci di garantire una maggiore protezione a chi le utilizza quotidianamente.