Nel 2027 Virgin Galactic scriverà un nuovo capitolo della storia dei voli suborbitali: a bordo del nuovo veicolo Delta ci sarà una squadra speciale composta da studenti, ricercatori e alumni della Purdue University, l’ateneo dell’Indiana noto come “la culla degli astronauti”. La missione si chiamerà “Purdue 1” e unirà ricerca scientifica, formazione e tradizione spaziale. Poche università al mondo possono vantare un’eredità spaziale paragonabile a quella di Purdue. Ben 28 ex studenti hanno già volato nello Spazio, inclusi nomi leggendari come Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna, Gene Cernan, ultimo a lasciare un’impronta sul satellite, e astronauti Apollo come Roger Chaffee e Gus Grissom. L’eredità continua oggi con membri della nuova classe NASA 2025, come Adam Fuhrmann e Yuri Kubo.
Con “Purdue 1” l’università rinnova questo legame privilegiato con lo Spazio, trasformandosi da fucina di astronauti a protagonista attiva di missioni scientifiche.
La missione: 5 passeggeri e tanta scienza
Il volo sarà condotto da 2 piloti Virgin Galactic e porterà nello Spazio 5 rappresentanti dell’università:
- Steven Collicott, professore di ingegneria aerospaziale;
- Abigail Mizzi, dottoranda;
- Jason Williamson, ex studente;
- e altri 2 alumni che saranno annunciati nei prossimi mesi.
Uno dei 6 posti normalmente disponibili a bordo verrà rimosso per ospitare esperimenti scientifici, che saranno eseguiti in prima persona da Collicott e Mizzi.
Esperimenti in microgravità
- Collicott studierà come i liquidi si diffondono su una superficie in assenza di gravità;
- Mizzi analizzerà le oscillazioni dei fluidi nello Spazio, un fenomeno cruciale per lo sviluppo di sistemi di supporto vitale e coltivazioni spaziali.
“Se rovesciate dell’acqua sul tavolo della cucina, vedrete che si diffonde di più in alcuni modi rispetto ad altri. Si tratta di acqua potabile in una stazione spaziale o di un liquido ricco di nutrienti per un sistema di crescita delle piante? Abbiamo bisogno di questi dati importanti per saperne di più su questi flussi, in modo da facilitare la progettazione dell’hardware dei voli spaziali per future missioni di lunga durata e forse per automatizzare i carichi utili futuri, il che renderebbe le missioni ancora meno costose”, spiega Collicott.
Il volo con Virgin Galactic
Il veicolo Delta decollerà come il veicolo precedente sotto le ali di un aereo madre a 15mila metri di quota, per poi accendere il proprio motore a razzo e raggiungere lo Spazio suborbitale. Dopo alcuni minuti in microgravità, planerà di nuovo verso la Terra, atterrando su pista come un normale aereo.
Virgin Galactic ha già condotto 7 voli commerciali, ma la missione Purdue 1 sarà tra le prime a utilizzare la nuova generazione di velivoli Delta, più avanzati e capaci.
Un costo elevato, ma con ritorni inestimabili
Il prezzo di un biglietto Virgin Galactic ha raggiunto i 600mila dollari con il precedente modello VSS Unity, il costo del nuovo Delta sarà probabilmente ancora più alto. Per Purdue, però, la missione è resa possibile da una combinazione di finanziamenti:
- il posto di Collicott è coperto dalla NASA tramite il programma Flight Opportunities;
- Mizzi volerà grazie a donazioni raccolte dall’università;
- i 3 alumni pagheranno di tasca propria.
Più che un volo: un investimento sul futuro
Per Virgin Galactic, la missione non rappresenta soltanto un’operazione commerciale. Come sottolinea Mike Moses, presidente della compagnia e laureato Purdue: “Consentendo ai ricercatori di seguire e interagire con i loro esperimenti in tempo reale, non stiamo solo facendo progredire la scienza, ma stiamo anche dando potere alla prossima generazione di innovatori e ampliando le frontiere delle opportunità educative”.
Il legame tra università e Spazio si fa così più stretto: non si tratta solo di preparare astronauti, ma di dare agli scienziati e agli studenti un accesso diretto allo Spazio come laboratorio, un’esperienza fino a poco tempo fa impensabile.
Verso una nuova era di educazione spaziale
“Purdue 1” segna una svolta: l’università non è più soltanto un trampolino di lancio per futuri astronauti, ma una piattaforma scientifica che porterà i suoi studenti e ricercatori oltre l’atmosfera. Un volo di pochi minuti, certo, ma capace di generare dati preziosi, ispirare nuove generazioni e rafforzare l’idea secondo cui lo Spazio non è più solo dominio delle agenzie governative, bensì un luogo aperto alla ricerca, alla formazione e, chissà, anche all’educazione quotidiana del futuro.


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