Per secoli, gli scienziati hanno cercato di comprendere gli ammassi globulari, densi sistemi stellari che orbitano attorno alle galassie, ma che non contengono materia oscura. Ora, uno studio guidato dall’Università del Surrey, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, ha ricreato le loro origini attraverso simulazioni ultra-dettagliate. I ricercatori hanno inaspettatamente rivelato una nuova classe di oggetti cosmici, che rappresentano un ponte tra gli ammassi stellari e le galassie nane, che potrebbero già esistere nella nostra Via Lattea, offrendo nuove opportunità per studiare sia la materia oscura che le prime stelle.
Un enigma cosmico di lunga data
Gli ammassi globulari sono tra i sistemi stellari più antichi e densi dell’universo. Sono collezioni compatte di centinaia di migliaia o addirittura milioni di stelle, che si trovano in orbita attorno alle galassie. A differenza delle galassie, non mostrano prove di materia oscura e le loro stelle hanno un’età e una composizione chimica sorprendentemente uniformi. Queste caratteristiche hanno lasciato gli scienziati a interrogarsi sulla loro formazione sin dalla loro scoperta nel XVII secolo.
Nuove simulazioni, nuove scoperte
Per risolvere questo mistero, i ricercatori hanno utilizzato simulazioni ad altissima risoluzione, capaci di tracciare i 13,8 miliardi di anni di storia dell’universo con un dettaglio senza precedenti. Queste simulazioni, chiamate EDGE, hanno permesso di osservare la formazione degli ammassi globulari in tempo reale all’interno di un universo virtuale. Hanno così scoperto non solo diverse vie di formazione per questi ammassi, ma anche l’emergere di una nuova classe di sistemi stellari: i “galassie nane simili ad ammassi globulari”. Questi oggetti si posizionano tra gli ammassi globulari e le galassie nane per le loro proprietà.
Ethan Taylor, autore principale dello studio, ha espresso il suo entusiasmo: “La formazione degli ammassi globulari è stata un mistero per centinaia di anni, quindi essere in grado di aggiungere un contesto sulla loro formazione è incredibile. Inoltre, trovare una nuova classe di oggetti nelle simulazioni è molto emozionante, specialmente perché abbiamo già identificato una manciata di candidati che esistono nella nostra Via Lattea“.
Un indizio nella materia oscura
Le galassie nane convenzionali sono tipicamente dominate dalla materia oscura, con circa mille volte più di questa sostanza misteriosa che di stelle e gas messi insieme. Tuttavia, le nuove “galassie nane simili ad ammassi globulari” appaiono simili ai normali ammassi stellari quando vengono osservati, pur contenendo una quantità significativa di materia oscura.
Ciò suggerisce che i telescopi potrebbero averli già scoperti e classificati erroneamente come normali ammassi globulari. Questa sottile differenza li rende un bersaglio ideale per studiare sia la materia oscura che la formazione degli ammassi. Diversi satelliti conosciuti della Via Lattea, come la galassia nana “ultra-debole” Reticulum II, sono candidati probabili. Se confermati, potrebbero diventare luoghi privilegiati per la ricerca di stelle incontaminate e prive di metalli, nate nel primo universo, e per testare i modelli della sempre sfuggente materia oscura.
Il futuro della ricerca
Il prossimo passo cruciale è confermare l’esistenza di queste galassie nane simili ad ammassi globulari attraverso osservazioni mirate con telescopi come il James Webb Space Telescope e le prossime indagini spettroscopiche. Se la loro esistenza verrà confermata, potrebbero offrire agli astronomi nuovi modi per mettere alla prova le teorie sulla materia oscura e le migliori opportunità per trovare la primissima generazione di stelle “prive di metalli” dell’universo.


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