Spazio, “una vacanza su Kepler-16b?”: come la NASA ha reso “pop” la ricerca sugli esopianeti

Un nuovo articolo analizza la sinergia tra artisti e scienziati in una popolare campagna di comunicazione scientifica sugli esopianeti

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista JCOM (‘Imagining exoplanets as destinations: a case study of artist-scientist collaborations on NASA’s iconic Exoplanets Travel Bureau posters’), analizza la sinergia fra artisti e scienziati in una popolare campagna di comunicazione sugli esopianeti. “Siete in cerca della vacanza perfetta? Vi piace la movida notturna? PSO J318.522, il pianeta senza stella dove la notte non finisce mai, è perfetto per voi! Preferite un po’ di tranquillità e tanto sole? Kepler-16b, la terra dei due soli, dove ‘la vostra ombra ha sempre compagnia’, vi aspetta!”. Nel 2015, la NASA ha lanciato una singolare campagna di comunicazione sugli esopianeti, mettendo a disposizione poster dalla grafica retrò, visite guidate virtuali e persino album da colorare. In breve tempo, il progetto è diventato virale a livello globale.

Che cosa ha decretato il successo di una campagna su una scienza relativamente giovane e – a differenza di altri ambiti della ricerca spaziale – priva di immagini spettacolari? Ceridwen Dovey, comunicatrice della scienza, science writer e ricercatrice, ha appena pubblicato sul Journal of Science Communication – JCOM un articolo di Practice Insight che analizza questo caso di studio, in particolare la campagna di poster.

Dovey ha descritto il rapporto intrecciato fra scienziati e artisti che ha portato a questo prodotto d’eccellenza e mostra come, in contesti come questo, gli artisti non siano soltanto al servizio della scienza, ma possano diventare fonte di ispirazione per la ricerca stessa e un valido supporto per gli scienziati.

campagna nasa esopianeti
“Come il pianeta “Tatooine” di Luke Skywalker in Star Wars, Kepler-16b orbita attorno a una coppia di stelle. Kepler-16b è un gigante gassoso, come Saturno, quindi non avrebbe una superficie solida su cui poggiare. La vista qui è di e da una luna immaginaria vicina. Le prospettive di vita su questo insolito mondo non sono buone, poiché ha una temperatura simile a quella del ghiaccio secco. Ma la scoperta indica che l’iconico doppio tramonto del film è tutt’altro che fantascienza”. Credit: Courtesy NASA/JPL-Caltech science.nasa.gov/resource/where-your-shadow-always-has-company/

Due sfide

Come spiega Dovey, il team creativo della NASA, guidato dal visual strategist Joby Harris, con un background nel cinema e nella TV, ha affrontato almeno due sfide. La prima riguardava il materiale visivo disponibile.Viviamo in un’epoca di immagini astronomiche straordinarie per esempio quelle di Hubble che tutti conoscono bene per la loro bellezza, i colori, la precisione e la capacità di suscitare meraviglia – spiega Dovey – ma la scienza degli esopianeti non è così fortunata. Sai, non c’è davvero molto da vedere”.

La presenza di un pianeta che orbita intorno a una o più stelle lontanissime, infatti, si inferisce dall’analisi di grandi quantità di dati: di solito non vediamo direttamente il pianeta, ma ne deduciamo l’esistenza dagli effetti sulla sua stella o sulla luce che essa emette. Anche quando siamo abbastanza fortunati da ottenere un’immagine diretta, è spesso piuttosto deludente. “Esistono pochissime immagini dirette di esopianeti e, di solito, non sono molto accattivanti dal punto di vista visivo: sono solo un puntino sgranato attorno alla stella“, dice Dovey.

La seconda sfida riguardava la natura stessa degli esopianeti osservati: nella stragrande maggioranza dei casi sono tutt’altro che accoglienti per gli esseri umani, un fatto che, dato il concept della campagna, complicava il lavoro dei comunicatori. “Il team dell’Exoplanet Travel Bureau ha scelto di usare un immaginario anni ’30 ispirato ai poster dei Parchi Nazionali statunitensi. Quelle campagne puntavano a creare lavoro dopo la Depressione e ad attirare visitatori. Il National Park Service avviò una grande campagna producendo bellissimi poster per luoghi come Yosemite e Yellowstone. Quelle immagini miravano a evocare il fascino del viaggio in quei posti e il tipo di incontri con la natura che sarebbe stato possibile farvi”, spiega Dovey.

Joby Harris e il suo team hanno quindi deciso di creare una serie di poster immaginando gli esopianeti come se fossero dietro l’angolo, la prossima meta di vacanza. Un modo giocoso per spingere il pubblico a concepirli come luoghi reali, attingendo all’estetica e all’immaginario della serie storica di poster dei parchi nazionali statunitensi. Tuttavia, si è posta subito una questione non trascurabile, emersa durante le discussioni tra artisti e scienziati: “molti di questi esopianeti sarebbero posti davvero poco ospitali da visitare a misura d’uomo“, puntualizza Dovey. “Così il team ha avuto molte conversazioni interessanti con gli scienziati, lavorando insieme per immaginare questi luoghi. Questo ha creato un processo creativo molto stimolante, di continuo rimando tra artisti e scienziati“.

Processo creativo tra artisti e scienziati

Proprio questo, forse, è l’aspetto più interessante che emerge dal lavoro di Dovey: “quello che non avevo capito finché non ho iniziato a partecipare, per la mia ricerca, ai workshop di scienza degli esopianeti è che anche gli scienziati stanno immaginando questi luoghi”.

Nel corso del suo studio, Dovey ha infatti capito che anche agli scienziati di questo campo è richiesto uno sforzo di immaginazione per trasformare i dati scientifici in qualcosa di concreto. Saper “vedere” mentalmente l’oggetto della propria ricerca può aiutarli sia a orientare nuove linee d’indagine sia a reperire fondi.

In tutto questo, Dovey ritiene che la collaborazione con gli artisti sia stata cruciale: “noi artisti, registi, scrittori e visualizzatori non dobbiamo essere solo un’aggiunta finale per trasmettere la conoscenza scientifica”, sostiene Dovey. “Possiamo davvero essere d’aiuto anche agli scienziati: non solo mettendo in discussione le loro assunzioni su come funzionano le cose, ma tornando alle basi della loro pianificazione, la pianificazione delle missioni e mostrando come i primi risultati di ricerca possano essere arricchiti coinvolgendo fin dall’inizio dei progetti un team multidisciplinare”.