Tempeste di grandine più rare ma più violente in un’Europa più calda: simulazioni ad alta risoluzione rivelano nuovi scenari

Il riscaldamento dell’atmosfera modifica la formazione della grandine: livelli di congelamento più alti, correnti ascensionali diverse e nuovi modelli di temporale spingono verso eventi meno numerosi, ma molto più violenti. L’Italia e il Mediterraneo potrebbero essere tra le aree più colpite in un’Europa che si “tropicalizza”

Una recente ricerca condotta da un team internazionale di esperti climatici suggerisce che, con l’aumento delle temperature globali, potremmo assistere a un cambiamento significativo nel comportamento delle grandinate in Europa. Secondo quanto pubblicato sulla rivista Nature Communications, in uno scenario ad alte emissioni (RCP8.5) – in cui le temperature medie globali aumentano di circa 5 °C – gli eventi di grandine potrebbero diventare meno frequenti, ma caratterizzati da chicchi di dimensioni significativamente maggiori e quindi potenzialmente più distruttivi.

Utilizzando modelli climatici ad alta risoluzione su scala chilometrica, ricercatori dell’Università di Newcastle, del Met Office britannico e dell’Università di Bristol hanno esplorato come il riscaldamento globale possa influenzare la formazione e l’intensità delle grandinate in Europa. I risultati evidenziano che le grandinate di moderata intensità (con chicchi di circa 2 cm di diametro) tenderanno a ridursi, mentre gli episodi con grandine di dimensioni superiori a 5 cm – classificati come eventi estremi – potrebbero diventare più comuni, specialmente nelle regioni meridionali del continente.

Dinamiche atmosferiche modificate dal cambiamento climatico

I ricercatori attribuiscono questi cambiamenti a diversi fattori fisici. L’innalzamento del livello dello zero termico (il punto in cui la temperatura scende sotto lo zero nell’atmosfera) spinge la formazione della grandine a quote maggiori, aumentando il tempo di caduta e quindi la possibilità di scioglimento dei chicchi prima che raggiungano il suolo. Tuttavia, la persistenza di forti correnti ascensionali in alcuni tipi di temporali potrebbe ancora favorire la formazione di chicchi di grandi dimensioni, capaci di sopravvivere fino al suolo nonostante le temperature più elevate. Inoltre, si osserva un generale indebolimento della circolazione atmosferica su larga scala, che potrebbe rendere meno favorevoli le condizioni per la formazione organizzata di temporali in alcune regioni.

Temporali “caldi” e grandine tropicale in Europa: distribuzione stagionale del rischio e zone più colpite

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dallo studio è l’aumento atteso di temporali “caldi” di tipo tropicale in Europa meridionale. Questi eventi, caratterizzati da alte temperature anche alle alte quote, sono in grado di produrre grandine molto grande grazie a moti convettivi particolarmente intensi. Pur meno frequenti, questi episodi potrebbero essere molto più dannosi rispetto a quanto osservato in passato.

L’analisi mostra inoltre che il rischio di grandine non solo varierà geograficamente, ma anche stagionalmente. In particolare, nell’Europa meridionale è previsto un incremento delle grandinate di forte intensità durante l’autunno e l’inverno, mentre in estate e primavera la loro frequenza potrebbe diminuire. Questo spostamento stagionale potrebbe generare impatti inaspettati in periodi dell’anno finora meno soggetti a fenomeni grandinigeni estremi.

Secondo gli autori, queste dinamiche potrebbero comportare un incremento significativo della grandine distruttiva in Paesi come l’Italia, con impatti potenzialmente devastanti su infrastrutture, agricoltura, raccolti e mezzi di trasporto. Al contrario, l’Europa centrale e settentrionale, incluse le isole britanniche, continueranno a presentare un rischio relativamente basso, con una possibile riduzione della frequenza degli eventi grandinigeni.

Le dichiarazioni degli autori dello studio

Il dottor Abdullah Kahraman, autore principale dello studio e ricercatore presso l’Università di Newcastle e il Met Office Hadley Centre, ha sottolineato come i risultati mettano in luce una complessità maggiore del previsto negli effetti del riscaldamento globale sui fenomeni temporaleschi intensi: “le nostre simulazioni ad alta risoluzione rivelano che, sebbene le grandinate possano diventare meno comuni, la loro intensità locale potrebbe aumentare in modo significativo, con implicazioni importanti per la protezione civile e la pianificazione urbana”.

La professoressa Lizzie Kendon, responsabile delle proiezioni climatiche presso il Met Office e docente all’Università di Bristol, ha aggiunto: “ci stiamo avvicinando a condizioni meteorologiche che un tempo erano caratteristiche dei tropici. È fondamentale prepararsi a eventi estremi, compresi quelli che fino ad ora non si erano mai verificati in molte regioni europee”.

Anche la professoressa Hayley Fowler, coautrice dello studio, ha evidenziato i rischi futuri: “le grandinate estreme, come quelle osservate recentemente, possono provocare gravi danni a proprietà, infrastrutture e mezzi di trasporto. Il nostro studio suggerisce che simili eventi potrebbero diventare più frequenti e intensi nelle regioni meridionali”.

Prospettive future e incertezze crescenti

Sebbene il modello consideri i principali processi atmosferici, i ricercatori riconoscono alcune incertezze, in particolare legate all’effetto dello scioglimento dei chicchi di grandine più grandi in presenza di livelli di congelamento più elevati. Si raccomandano dunque ulteriori studi per comprendere appieno il potenziale distruttivo di questi futuri temporali “tropicalizzati” in Europa, con particolare attenzione alle aree più esposte del Mediterraneo.