Il devastante terremoto magnitudo 6 che ha colpito l’Afghanistan tra domenica e lunedì ha causato almeno 1.411 morti e oltre 3.100 feriti, principalmente nella provincia di Kounar, ma anche in Laghman e Nangarhar. Le operazioni di soccorso, complicate da frane e accessi difficili, continuano tra difficoltà logistiche e rischi per i soccorritori: alcune persone rimangono intrappolate sotto le macerie nel distretto di Nourgal. Le Ong e le autorità talebane hanno attivato elicotteri per evacuare circa 2.000 feriti e allestito cliniche mobili, ma la mancanza di tende e strutture temporanee rende critico il sostegno ai sopravvissuti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte del rischio di epidemie tra le popolazioni sfollate, già vulnerabili, soprattutto in assenza di risorse finanziarie sufficienti.
Secondo l’ONU, centinaia di migliaia di persone potrebbero essere colpite dal sisma. La situazione è aggravata dai tagli agli aiuti internazionali, limitando l’efficacia delle operazioni di emergenza sul campo. L’Afghanistan, situato nella catena montuosa dell’Hindu Kush, è storicamente soggetto a terremoti violenti; dal 1900, il Nord/Est del Paese ha registrato almeno 12 scosse superiori a magnitudo 7.
L’effetto combinato della distruzione, dell’isolamento dei villaggi e delle scarse risorse sanitarie fa temere un aumento delle malattie trasmissibili nei prossimi giorni.


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