Un potente terremoto magnitudo 6.0 ha colpito le province orientali dell’Afghanistan, causando almeno 1.469 morti, più di 3.500 feriti e la distruzione di quasi 7mila abitazioni nelle regioni di Kunar, Laghman e Nangarhar. L’evento, avvenuto intorno alla mezzanotte di domenica, è stato accompagnato da frane e smottamenti che rendono estremamente difficile raggiungere i villaggi più remoti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avverte che molti sopravvissuti potrebbero essere ancora intrappolati tra le macerie, e le piogge recenti aggravano ulteriormente la situazione.
Le autorità afghane hanno organizzato decine di voli per trasportare feriti negli ospedali locali, ma il governo talebano riconosce di non poter farcela da solo. Le Nazioni Unite e le ONG hanno lanciato appelli urgenti per fondi, con l’OMS che richiede 4 milioni di dollari aggiuntivi e l’ONU che ne ha stanziati già 5. Il terremoto colpisce duramente una popolazione già provata da crisi successive e dall’espulsione di migliaia di rifugiati afghani dal vicino Pakistan e dall’Iran.
L’Afghanistan nordorientale si trova all’intersezione delle placche tettoniche euroasiatica e indiana, e dal 1900 ha registrato 12 terremoti con magnitudo superiore a 7, rendendo l’area particolarmente vulnerabile a eventi sismici.


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