Tesla, i robotaxi diventano un caso negli USA ma Musk rilancia

Nessuna autorizzazione in California, Tesla sotto pressione per uso improprio del termine "robotaxi" ma Musk rilancia: "serviremo metà degli USA entro fine anno"

Il CEO di Tesla, Elon Musk, a luglio ha stuzzicato gli investitori con un aggiornamento sui robotaxi: dopo un test su piccola scala ad Austin, in Texas, Tesla avrebbe rapidamente esteso i taxi senza conducente alla Bay Area di San Francisco, dove stava “ottenendo l’autorizzazione normativa per il lancio“. Musk aveva annunciato su X che i robotaxi sarebbero arrivati nella zona “probabilmente entro un mese o due”. In realtà, Tesla non aveva richiesto i permessi necessari per operare robotaxi senza conducente, un processo che richiede anni di test sotto supervisione statale. I piani prevedevano invece viaggi pre-organizzati con veicoli a guida umana, solo per passeggeri invitati, sfruttando un permesso per limousine, che non consente il ride-hailing su richiesta. Le autorità regolatorie sono rimaste sorpresse e allarmate, come emerge da email ottenute da Reuters tra funzionari californiani e federali e un membro dello staff di Tesla. A fine luglio, in seguito alla diffusione mediatica dei presunti lanci dei robotaxi, un funzionario statale ha chiesto chiarimenti a Tesla sulla “confusione pubblica”, ma la risposta è stata evasiva: “Tesla non risponde ai media, i clienti riceveranno informazioni appena disponibili“. Il mese successivo, Musk ha affermato su X che “l’area di servizio dei robotaxi Tesla è già più ampia di quella di qualsiasi altro concorrente ad Austin e nella Bay Area“.

Le autorità californiane chiedono chiarezza

Musk e Tesla non hanno risposto alle richieste di commento. Un portavoce della California Public Utilities Commission ha dichiarato che Tesla è tenuta a descrivere “correttamente e accuratamente” i propri servizi e a differenziare chiaramente tra guida autonoma e guida umana. I robotaxi di Tesla, ancora non attivi sul mercato, giocano un ruolo centrale nella valutazione del titolo Tesla, che vale oltre 1.000 miliardi di dollari, e nel compenso multimiliardario di Musk, legato a obiettivi di performance futuri. Musk ha promesso robotaxi imminenti ogni anno per oltre un decennio, ma finora solo Austin ha visto un test su piccola scala, con monitor di sicurezza umani a bordo. Nella conference call di luglio, Musk ha affermato: “Abbiamo fatto quello che avevamo promesso di fare. Non significa che siamo sempre puntuali, ma lo facciamo. E i nostri detrattori se ne stanno lì seduti con la faccia a terra“.

Ora le promesse di Musk si fanno più ambiziose: il CEO affronterà a novembre il voto degli azionisti sul suo compenso e una crescente pressione per concretizzare la promessa dei robotaxi, mentre il core business dei veicoli elettrici rallenta. A luglio, Musk ha parlato di un’espansione “iperesponenziale”, con l’obiettivo di servire metà della popolazione USA entro fine anno. Tuttavia, Tesla usa sempre più spesso il termine “robotaxi” per descrivere funzionalità che non sono realmente autonome. Un post del 13 settembre sull’account X dell’azienda promuoveva il sistema “Full Self-Driving” (FSD), supervisionato da un conducente umano, con lo slogan: “99 dollari al mese per avere il tuo Robotaxi supervisionato”. Matthew Wansley, professore di diritto a New York esperto in veicoli autonomi, ha commentato che Tesla cerca i vantaggi del marketing su “robotaxi” e “guida autonoma”, evitando però gli oneri normativi e legali che deriverebbero da una comunicazione chiara con le autorità. “Non vogliono dire alle autorità di avere un sistema di guida autonoma – spiega – perché altrimenti sarebbero soggetti a molte più normative in molti Stati”.