Un centinaio di corpi sono stati ritrovati nelle ricerche seguite alla frana che ha distrutto il villaggio di Tarasin, nella regione del Darfur, in Sudan: lo ha affermato il gruppo armato che controlla la zona. Il disastro, avvenuto domenica 31 agosto a causa delle piogge torrenziali, ha causato centinaia di morti nel villaggio difficilmente accessibile perché situato in una valle del massiccio Jebel Marra, stando a un bilancio dell’Onu. “Secondo le informazioni che abbiamo ricevuto fino a ieri, sono stati trovati 100 corpi“, ha dichiarato Mohammed Abdelrahman Al-Nair, portavoce ufficiale del Movimento dell’esercito di liberazione del Sudan (Mls), che controlla alcune parti del Jebel Marra. Le ricerche continuano per trovare eventuali sopravvissuti nonostante la mancanza di risorse, ha aggiunto.
È difficile valutare i danni e il numero delle vittime “perché la zona è molto difficile da raggiungere“, ha sottolineato Stéphane Dujarric, portavoce del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. La sera dell’1 settembre, Mls aveva riferito di “mille morti“, lanciando un appello alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni.
La zona della frana è situata a diverse decine di chilometri a sud-ovest della città di Al-Fashir, capitale dello stato del Darfur settentrionale assediata da un anno dalle forze paramilitari, in guerra con l’esercito da oltre due anni e che controllano gran parte del Darfur. Il Mls finora è rimasto fuori dai combattimenti tra le due parti.


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