Con il suo design retrò e una superficie argentata che ricorda i velivoli di inizio Novecento, il dirigibile sviluppato dalla startup finlandese Kelluu potrebbe sembrare un oggetto d’altri tempi. Eppure, sotto quella sagoma nostalgica si cela un concentrato di tecnologia avanzata, oggi al centro di una serie di sperimentazioni militari condotte dalla Nato. Noto per applicazioni scientifiche e commerciali, il “sistema unmanned” della Kelluu è ora coinvolto in manovre come la “Robotic Experimentation and Prototyping” usando il “Maritime Unmanned Systems 25” e “Dynamic Messenger 25″, attualmente in corso al largo delle coste portoghesi. A giugno è stato testato durante l’esercitazione “Trident 25“ in Finlandia, e a ottobre prenderà parte al “Digital Backbone Experimentation” in Lettonia, sempre sotto la supervisione dell’Alleanza Atlantica.
Tecnologia silenziosa e sostenibile per il monitoraggio marittimo
Lungo circa 12 metri, il dirigibile della Kelluu è più compatto rispetto ai modelli tradizionali ma può restare in volo fino a 12 ore, operando a bassa quota. Pensato per decollare e atterrare senza necessità di piste, è equipaggiato con sensori ad alta precisione come telecamere elettro-ottiche e infrarossi, oltre a strumenti passivi per la rilevazione di segnali elettromagnetici. Il CEO dell’azienda, Janne Hietala, ha sottolineato al sito The War Zone come l’aeromobile offra operazioni “estremamente silenziose, prive di emissioni e connesso in tempo reale, senza le limitazioni tipiche delle comunicazioni radio convenzionali”. Dal canto suo, Arlo Abrahamson, portavoce dell’Allied Maritime Command, ha dichiarato che l’integrazione di simili sistemi richiede ancora test sul campo, ma rappresenta un’opportunità concreta per potenziare le capacità operative delle forze alleate.
Una corsa globale ai dirigibili intelligenti: anche la Cina accelera
L’interesse per i dirigibili non è limitato al blocco occidentale. Già da alcuni anni, la Cina ha mostrato un’attiva esplorazione di queste piattaforme. Nel 2023, un dirigibile lungo oltre 30 metri è stato osservato in una base nel deserto nordoccidentale del Paese, suscitando allarme tra gli analisti statunitensi per il potenziale impiego in operazioni di sorveglianza. Nello stesso anno, due palloni aerostatici cinesi – uno dei quali abbattuto – sono apparsi sopra il territorio statunitense, innescando tensioni diplomatiche per i sospetti di spionaggio. Questi episodi sembrano suggerire che anche Pechino sta puntando sempre più su tecnologie aerostatiche come strumenti di monitoraggio a lungo raggio, gettando le basi per una nuova competizione strategica nei cieli.


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