Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications descrive Joaquinraptor casali, una nuova specie di dinosauro teropode predatore appartenente al gruppo dei megaraptoridi. Il fossile è stato rinvenuto nella Formazione Lago Colhué Huapi, in Patagonia (Argentina), e risale al tardo Maastrichtiano (circa 70–66 milioni di anni fa), a ridosso dell’estinzione di massa che segnò la fine dei dinosauri non aviani. Il nome rende omaggio a Joaquín, figlio del primo autore della ricerca Lucio Ibiricu, e al paleontologo Gabriel Andrés Casal, fondamentale nello studio della geologia e paleontologia della regione.
Caratteristiche morfologiche e dimensioni
Il fossile, catalogato come UNPSJB-PV 1112, è uno degli esemplari di megaraptoride meglio conservati mai ritrovati: comprende gran parte del cranio, arti anteriori e posteriori, costole e vertebre. Questa completezza ha permesso agli studiosi di identificare chiaramente la nuova specie. L’animale era lungo circa 7 metri e pesava oltre una tonnellata. L’analisi istologica delle ossa ha rivelato che l’individuo era adulto ma non completamente maturo, con un’età stimata di 19 anni al momento della morte.
Come gli altri megaraptoridi, Joaquinraptor possedeva arti anteriori potenti e armati di enormi artigli, oltre a un cranio allungato con denti seghettati adatti a lacerare la carne. Tra le sue peculiarità anatomiche spiccano:
- parietali fortemente compressi e più stretti dei frontali,
- un processo olecranico dell’ulna eccezionalmente sviluppato,
- un radio con estremità distale a forma di mezzaluna,
- vertebre caudali con profonde fosse laterali.
Questi tratti lo distinguono nettamente da altri megaraptoridi come Maip macrothorax e Megaraptor namunhuaiquii.
Paleoambiente e ruolo ecologico
La Formazione Lago Colhué Huapi si formò in un ambiente fluviale con pianure alluvionali umide, caratterizzato da un clima caldo e con stagioni piovose e secche alternate. Un dettaglio affascinante del ritrovamento è la presenza di un osso di coccodrillo fossilizzato incastrato tra le mandibole di Joaquinraptor, che suggerisce abitudini predatorie attive e conferma il suo ruolo di apex predator dell’ecosistema. Nelle regioni più settentrionali del Sud America, invece, a occupare la nicchia di predatori dominanti erano altri teropodi non aviani, a dimostrazione della varietà ecologica del continente nel tardo Cretaceo.
Significato evolutivo
Lo studio di Joaquinraptor casali offre un contributo decisivo alla comprensione dei megaraptoridi, un gruppo ancora enigmatico sotto il profilo filogenetico. La sua collocazione stratigrafica lo rende il più giovane rappresentante noto del clade Megaraptora, sopravvissuto fino a pochissimo prima dell’impatto dell’asteroide che 66 milioni di anni fa causò l’estinzione di massa. Questa scoperta conferma che i megaraptoridi rimasero predatori dominanti nel Sud America fino alla fine del Cretaceo, delineando un quadro evolutivo diverso rispetto ad altre aree del mondo, dove gruppi come i tirannosauridi dominarono la scena.
La scoperta di Joaquinraptor casali non è soltanto l’aggiunta di una nuova specie al catalogo dei dinosauri, ma rappresenta una finestra privilegiata sugli ultimi ecosistemi del Gondwana. Il suo scheletro ben conservato permette di chiarire aspetti ancora poco compresi dell’anatomia e dell’evoluzione dei megaraptoridi. Conferma inoltre che, alle soglie dell’estinzione, i grandi predatori della Patagonia erano ancora questi enigmatici dinosauri dagli artigli giganti, pronti a contendersi il primato nella catena alimentare fino all’ultimo istante del Mesozoico.









Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?