Una pausa nel declino dei ghiacci artici: cosa è successo negli ultimi 20 anni

Una pausa nel declino dei ghiacci artici: dal 2005 il trend si è attenuato, ma i modelli climatici indicano che la variabilità naturale potrebbe presto lasciare spazio a un’accelerazione della perdita

Dal 2005 il ghiaccio marino artico non mostra un calo statisticamente significativo. I modelli climatici spiegano il fenomeno con la variabilità naturale, che potrebbe mantenere il rallentamento ancora per un decennio. Negli ultimi vent’anni, il declino del ghiaccio marino artico ha subito un rallentamento sorprendente. Dal 2005, infatti, non si registra una diminuzione statisticamente significativa dell’estensione dei ghiacci di settembre, mese in cui si tocca il minimo annuale.  Le osservazioni satellitari confermano che questa “pausa” è robusta: si manifesta in tutti i mesi dell’anno, interessa sia l’estensione che il volume dei ghiacci e si riscontra in diversi set di dati indipendenti. Il trend negativo osservato tra il 2005 e il 2024 risulta quattro-cinque volte più debole rispetto al picco di perdita registrato tra il 1993 e il 2012.

I modelli climatici lo avevano previsto

Secondo le simulazioni dei modelli climatici globali (CMIP5 e CMIP6), periodi di stallo nella perdita dei ghiacci artici non sono eventi eccezionali, ma possono verificarsi con una frequenza stimata intorno al 20%. La causa principale è attribuita alla variabilità interna del sistema climatico: oscillazioni naturali di lungo periodo, come la Pacific Decadal Oscillation o l’Atlantic Multi-decadal Oscillation, possono temporaneamente attenuare gli effetti del riscaldamento antropogenico.

Quanto durerà la pausa?

Le proiezioni modellistiche indicano che il fenomeno potrebbe proseguire ancora per 5–10 anni. Tuttavia, questa apparente tregua potrebbe rendere più probabile un’accelerazione della perdita di ghiaccio nel prossimo futuro: dopo una fase di stabilità, infatti, i modelli mostrano un ritorno a ritmi di declino più rapidi della media.

Il ruolo della variabilità naturale

La maggior parte delle simulazioni conferma che la pausa non può essere spiegata solo da forzanti antropiche (come l’aumento di gas serra o le variazioni negli aerosol), ma è dovuta soprattutto a dinamiche interne del clima. In passato, episodi analoghi sono già stati osservati: negli anni ’40–’70, ad esempio, l’Artico vide un’espansione dei ghiacci, legata però a fattori diversi, come le forti emissioni industriali di aerosol in Nord America ed Europa.

Un monito per le previsioni future

Il rallentamento degli ultimi vent’anni mostra quanto sia difficile prevedere con precisione l’andamento a medio termine del clima artico, una delle regioni più sensibili del pianeta. Allo stesso tempo, conferma la solidità dei modelli climatici nel rappresentare la possibilità di pause temporanee all’interno di un trend comunque in calo.