Il rapporto commissionato dall’amministrazione guidata da Donald Trump, che contesta il consenso scientifico sul cambiamento climatico di origine antropica, “ricalca le tattiche usate un tempo dall’industria del tabacco per seminare dubbi”. È questa la critica di un gruppo di 85 scienziati statunitensi contenuta in un massiccio documento di confutazione da 440 pagine, che accusa il governo di essersi affidato a un gruppo ristretto di “negazionisti di fiducia” che hanno utilizzato studi screditati, travisato le prove e aggirato la pratica di peer reviewing al fine di giungere a conclusioni prestabilite. Le critiche degli scienziati sono dirette al rapporto di 150 pagine pubblicato a fine luglio sul sito del Dipartimento dell’Energia statunitense per sostenere la proposta di revocare l'”Endangerment Finding” del 2009, il pilastro giuridico su cui si fonda gran parte dell’autorità federale necessaria per prendere azioni di contrasto alle emissioni di gas serra.
Stando al documento, gli eventi meteorologici estremi legati alle emissioni antropiche non starebbero aumentando, le temperature statunitensi non starebbero salendo e concentrazioni maggiori di CO2 andrebbero a favorire la produttività agricola. Il rapporto minimizza anche la minaccia dell’acidificazione degli oceani, sostenendo che “la vita negli oceani si è evoluta quando i mari erano debolmente acidi” miliardi di anni fa.
“Questo rapporto ridicolizza la scienza”, ha scritto in una nota Andrew Dessler, climatologo della Texas A&M University e coautore della confutazione, sostenendo che si basi su “teorie da tempo rigettate, sostenute da travisamenti del corpus di conoscenze, omissioni di fatti essenziali, argomentazioni sommarie, aneddoti e ‘confirmation bias'” e che sia “evidente che il Dipartimento non intenda confrontarsi con la comunità scientifica”.
Il documento
Lo studio di confutazione riunisce esperti di più discipline per contestare ogni punto. Per esempio, gli scienziati osservano che “contrariamente a quanto sostengono gli autori, il segnale del riscaldamento globale indotto dall’uomo è chiaramente rilevabile nei record di massime e minime storiche sia negli Stati Uniti continentali sia nel resto del mondo”.
Sul fronte agricolo essi ribadiscono che, sebbene l’aumento di CO2 possa talvolta incrementare le rese, in condizioni controllate, a livello complessivo il calore crescente e i cambiamenti dei regimi delle piogge abbatteranno la produzione.
Per quanto riguarda l’acidificazione degli oceani, la replica definisce la tesi del rapporto del Dipartimento “irrilevante per valutare se le condizioni attuali o imminenti siano adatte agli ecosistemi moderni“, poiché all’epoca la vita multicellulare complessa non esisteva.
Le posizioni di Trump sul clima
Da quando è stato rieletto, il Presidente Donald Trump si è spinto ben oltre l’agenda pro-idrocarburi del primo mandato. Nella maxi-legge, che ha soprannominato “The Big Beautiful Bill”, sono presenti misure che demoliscono i crediti d’imposta per l’energia pulita introdotti da Joe Biden e apre aree ecologicamente sensibili a nuove attività estrattive.
Trump ha inoltre ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sul clima, e sta esportando la sua politica energetica all’estero, imponendo all’Ue di acquistare più gas naturale liquefatto statunitense come parte dell’accordo sui dazi e facendo pressioni sulla Banca mondiale perché smetta di dare priorità al clima.


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