Il rover Perseverance della NASA, esplorando il cratere Jezero su Marte, un’area che si ritiene abbia ospitato un antico lago, ha raccolto campioni di roccia che stanno sollevando un’intrigante domanda: abbiamo trovato indizi di vita passata sul Pianeta Rosso? Un recente studio ha rivelato la presenza di minerali complessi nelle rocce di fango della Neretva Vallis, una valle situata all’interno del cratere. Questi minerali, come il fosfato e il solfuro di ferro, sono spesso il risultato di reazioni chimiche indotte da microbi sulla Terra. Sebbene il parallelismo sia allettante, gli scienziati mantengono un approccio cauto. Come sottolineato da Joel Hurowitz, uno degli autori dello studio, questi minerali potrebbero essere il sottoprodotto del metabolismo microbico, ma la loro origine non è ancora stata accertata.
Un campione intrigante: “Cheyava Falls”
Uno dei campioni più interessanti, prelevato dalla formazione rocciosa “Bright Angel”, è stato chiamato “Cheyava Falls”. Questa roccia ha attirato l’attenzione per le sue particolari caratteristiche, definite “a macchie di leopardo” o “a semi di papavero”. Gli scienziati hanno scoperto che queste macchie, circondate da anelli neri, contengono ferro e fosfato. David Flannery, astrobiologo, ha evidenziato che sulla Terra, caratteristiche simili sono spesso associate a tracce fossili di antichi microbi.
Morgan Cable, scienziata del team di Perseverance, ha definito il campione “Sapphire Canyon“, prelevato da Cheyava Falls, come “misterioso“, confermando che i segnali chimici indicano reazioni complesse, forse legate a sostanze organiche, ma non è ancora possibile stabilire se la vita ne sia stata parte.
I limiti del rover e le ulteriori analisi
L’analisi dettagliata dei campioni di Bright Angel ha rivelato la presenza di noduli e macchie arricchite di fosfato e solfuro di ferro, associati a carbonio organico. Sembra che il carbonio organico abbia partecipato a reazioni di ossido-riduzione (redox) che hanno portato alla formazione di questi minerali.
Janice Bishop del SETI Institute ha spiegato che sulla Terra i microrganismi sono soliti convertire i solfati in solfuri, e un processo simile potrebbe essere avvenuto anche nell’antico lago marziano. Tuttavia, gli scienziati sono d’accordo su un punto fondamentale: per confermare se i campioni contengono davvero una “firma biologica“, è necessario analizzarli in laboratori terrestri. Come ha spiegato Katie Stack Morgan, project scientist di Perseverance, “il carico utile del rover è stato selezionato pensando a un programma di ritorno dei campioni da Marte; l’idea era che ci portasse fino alla designazione di potenziale firma biologica, e che il resto della storia fosse raccontato dagli strumenti qui sulla Terra“.
Attualmente, però, il programma di ritorno dei campioni da Marte (Mars Sample Return) è in sospeso a causa di vincoli di budget e complicazioni logistiche. Nonostante la distanza di oltre 225 milioni di chilometri, gli scienziati continuano a sperare che un giorno questi preziosi campioni possano svelare i segreti più profondi del Pianeta Rosso. Fino ad allora, la certezza rimane un miraggio.



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