Un vero e proprio spettacolo pirotecnico cosmico è stato immortalato dal telescopio spaziale James Webb (NASA/ESA/CSA). Ai confini della nostra Via Lattea, un giovane astro in fase di formazione sta emettendo due colossali getti di gas incandescenti che si estendono per 8 anni luce, una distanza pari a circa il doppio di quella che separa il Sole dal sistema stellare di Alpha Centauri. Questa eccezionale eruzione stellare proviene da una protostella massiccia, con una massa pari a dieci volte quella del nostro Sole, situata a circa 15.000 anni luce dalla Terra nella regione nota come Sharpless 2-284 (Sh2-284). Le immagini in infrarosso di Webb hanno rivelato dettagli finissimi della struttura filamentosa dei getti, che si propagano a centinaia di migliaia di chilometri orari e si scontrano con polveri e gas interstellari, generando onde d’urto e nodi luminosi.
Un raro annuncio di nascita stellare
I getti osservati appartengono alla categoria degli oggetti di Herbig-Haro (HH), fenomeni spettacolari che rappresentano il “biglietto da visita” delle stelle appena nate. Finora gli astronomi avevano studiato soprattutto HH prodotti da stelle di piccola massa; per questo motivo la scoperta di un getto tanto imponente da parte di una stella massiccia è considerata una rarità.
“Non sapevamo nemmeno che in questa regione ci fosse una stella capace di generare un simile super-getto”, ha spiegato Yu Cheng, del National Astronomical Observatory of Japan, autore principale dello studio. L’osservazione, avvenuta quasi per caso, offre nuove chiavi di lettura sulla formazione delle stelle più grandi, che hanno un ruolo decisivo nell’evoluzione delle galassie.
Una prova a favore della teoria dell’accrescimento da disco
La struttura simmetrica e stabile dei getti è una conferma sperimentale della cosiddetta teoria del core accretion, secondo la quale le stelle massicce si formano attraverso un disco stabile di gas e polveri che alimenta gradualmente la loro crescita. L’alternativa, il modello della competitive accretion, prevede invece un processo più caotico, con flussi di materia che arrivano da direzioni multiple e dischi instabili.
“Il fatto che i getti si dispieghino in direzioni opposte con un allineamento quasi perfetto di 180 gradi dimostra la stabilità del disco centrale”, ha sottolineato Jonathan Tan dell’Università della Virginia e della Chalmers University of Technology.
Una finestra sul passato dell’Universo
La regione di Sh2-284 si trova nelle zone periferiche della Galassia, dove le stelle sono più povere di elementi pesanti (i cosiddetti metalli). Questo la rende un laboratorio naturale per studiare la formazione stellare in condizioni simili a quelle dell’Universo primordiale.
“Abbiamo scoperto che in questo ammasso stellare si formano relativamente più stelle di bassa massa rispetto a regioni più ricche di metalli”, ha spiegato Morten Andersen dell’European Southern Observatory. “Studiare questi ambienti ci aiuta a capire i processi di formazione stellare su scala cosmica”. Il lavoro, che include anche dati del radiotelescopio ALMA in Cile, è stato accettato per la pubblicazione su The Astrophysical Journal.


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