L’intesa firmata tra Regno Unito e Francia ha introdotto un meccanismo bilaterale definito “uno dentro, uno fuori”: per ogni persona arrivata in barca nel Regno Unito e rimandata in Francia, un’altra viene trasferita nel Regno Unito. Questo approccio numerico, che pare ridurre le persone a meri scambi amministrativi, è ora oggetto di una forte contestazione legale in Francia. Quindici organizzazioni per i diritti umani, tra cui Médecins du Monde e Utopia 56, hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato francese, sostenendo che il trattato è contrario al principio di dignità umana e alle norme costituzionali, poiché non è stato sottoposto al voto del Parlamento.
Condizioni di vita precarie
Le denunce più gravi provengono dai diretti interessati: venticinque richiedenti asilo, già rimandati in Francia secondo l’accordo, hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui raccontano condizioni di vita estremamente precarie. Dicono di essere stati lasciati senza protezione, cibo adeguato, assistenza sanitaria — anche per chi ha subito torture — e separati dai familiari nel Regno Unito. Alcuni hanno espresso timori di venire espulsi verso i Paesi da cui sono fuggiti, come Eritrea e Iran. “La Francia ci ha lasciati senza nulla. È come se non esistessimo“, scrivono. Tra i migranti c’è chi ha raccontato di essere stato aggredito da trafficanti armati, e chi teme di essere rimpatriato nel Paese da cui è scappato per salvarsi la vita.
Diritti ignorati
Dietro la retorica della “sicurezza dei confini”, questo accordo rischia di ledere profondamente i diritti fondamentali delle persone in cerca di protezione. Il meccanismo non garantisce l’esame individuale delle domande d’asilo, né prende in considerazione vulnerabilità specifiche, come età, traumi pregressi o legami familiari. Il rischio è che il diritto d’asilo venga svuotato di senso e trattato come un fastidio amministrativo. Le organizzazioni firmatarie del ricorso parlano di una “pagina oscura” per l’Europa e denunciano la mancanza di trasparenza e controllo democratico. In un contesto globale segnato da guerre, persecuzioni e crisi climatiche, trattare i migranti come merce di scambio significa violare non solo il diritto internazionale, ma anche la nostra comune umanità.



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