Dopo quasi quindici anni di missione, la voce di Akatsuki – l’orbiter giapponese che per un decennio ha scrutato le nubi turbolente di Venere – si è spenta per sempre. L’Agenzia spaziale giapponese (Japan Aerospace Exploration Agency, JAXA) ha dichiarato ufficialmente la fine della missione martedì 28 ottobre 2025, più di un anno dopo l’ultimo segnale captato dalla sonda. Con la sua “morte”, l’umanità resta per la prima volta dal 2015 senza alcuna missione operativa attorno al pianeta gemello della Terra.
Una missione nata sotto una cattiva stella
Akatsuki, conosciuta anche come Venus Climate Orbiter, era stata lanciata nel dicembre 2010 con un obiettivo ambizioso: comprendere i segreti del clima venusiano, un inferno di gas corrosivi, temperature capaci di fondere il piombo e venti che corrono 60 volte più veloci della rotazione del pianeta.
Costata 300 milioni di dollari, la sonda doveva entrare in orbita attorno a Venere nel dicembre 2010, ma un guasto al motore principale ne ha compromesso la manovra cruciale di inserimento orbitale. L’epilogo sembrava segnato: Akatsuki si è ritrovato alla deriva attorno al Sole.
Cinque anni dopo, però, è accaduto qualcosa che nel mondo dell’esplorazione spaziale ha il sapore del miracolo. Gli ingegneri della JAXA sono riusciti a riprogrammare la traiettoria della sonda e a utilizzare i minuscoli propulsori di assetto – progettati solo per piccole correzioni – per tentare un secondo inserimento orbitale. Contro ogni probabilità, il 7 dicembre 2015, Akatsuki è entrato finalmente in orbita attorno a Venere. Era la prima volta nella storia che una sonda riusciva a compiere un’impresa del genere.
Dieci anni tra le nuvole di Venere
Durante la sua lunga missione, Akatsuki – progettata per durare 4,5 anni – ha triplicato la sua vita operativa. Ha fornito dati preziosissimi sulla dinamica atmosferica venusiana, in particolare su uno dei fenomeni più affascinanti del Sistema Solare: la super-rotazione.
Le nubi di Venere, poste tra 50 e 70 km di altitudine, completano un giro attorno al pianeta in soli 4 giorni terrestri, mentre Venere ruota su sé stesso in 243 giorni. Questa differenza abissale, scoperta negli anni ’60 ma ancora misteriosa, è stata studiata in dettaglio da Akatsuki grazie a centinaia di immagini nell’infrarosso e nell’ultravioletto.
L’analisi ha rivelato che la velocità delle nubi dipende dall’ora solare locale, suggerendo che il Sole stesso fornisca l’energia che mantiene in moto costante l’atmosfera, una scoperta che va oltre il singolo pianeta.
Se il calore stellare può alimentare una super-rotazione, allora anche mondi in rotazione sincrona, con una faccia sempre rivolta alla loro stella, potrebbero evitare il collasso atmosferico. Venere potrebbe essere la chiave per capire come sopravvivono le atmosfere dei pianeti extrasolari.
Un’eredità scientifica enorme
Durante la sua vita operativa, Akatsuki ha prodotto 178 pubblicazioni scientifiche (un numero destinato a crescere) e numerose scoperte collaterali. Tra le più sorprendenti, l’individuazione di un’enorme struttura arcuata nell’atmosfera, visibile per almeno 4 giorni terrestri, probabilmente causata da onde di gravità generate dal rilievo montuoso del pianeta.
Due delle sue 6 fotocamere – quelle all’infrarosso – hanno smesso di funzionare nel 2016, ma gli altri strumenti hanno operato perfettamente fino alla perdita di contatto del 29 maggio 2024. Da allora, Akatsuki non ha più risposto ai tentativi di comunicazione.
Con la sua fine, si chiude un capitolo di esplorazione unico, ma si apre anche una nuova sfida: chi raccoglierà l’eredità scientifica di Akatsuki?
Il futuro (incerto) dell’esplorazione venusiana
All’orizzonte si profilano 3 grandi missioni dedicate a Venere:
- DAVINCI e VERITAS della NASA, progettate rispettivamente per esplorare l’atmosfera e la geologia del pianeta;
- EnVision dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che analizzerà struttura interna e superficie.
Il futuro, però, è tutt’altro che garantito. Secondo indiscrezioni, entrambe le missioni americane rischiano di essere cancellate o ridimensionate a causa della proposta di bilancio 2026, che ridurrebbe del 24% i fondi della NASA, nel bel mezzo di uno shutdown governativo che paralizza i finanziamenti scientifici.
Il “crepuscolo” di Venere
Con Akatsuki ormai silente, Venere, il gemello “infernale” della Terra, torna a essere un mondo senza visitatori. Un pianeta che riflette la luce del Sole con splendore, ma che nasconde sotto le sue nubi dorate un inferno di pressione, acido e fuoco. Eppure, come spesso accade nello Spazio, la fine di una missione non è la fine della sua storia. I dati di Akatsuki continueranno a parlare per anni, a ispirare nuove teorie, nuovi strumenti e forse nuove generazioni di esploratori.


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