Quando si pensa a Isaac Newton, l’immagine è quella del padre della fisica moderna, seduto sotto un albero, il cui pensiero è acuito da una mela che cade. La sua eredità, incisa nelle leggi del moto e nella gravitazione universale, è talmente titanica che i suoi “hobby” più eccentrici restano spesso nell’ombra. Eppure, dietro il rigoroso scienziato si nascondeva un uomo che, per gli standard odierni, era un tipo un po’ “strano”, dedito tanto alla meccanica celeste quanto all’alchimia e all’occulto. Un lato meno noto, ma ugualmente affascinante, delle sue speculazioni riguardava la profezia biblica e, in particolare, la datazione dell’Apocalisse.
Calcoli non celestiali: Newton e la fine di un’era
Le carte private di Newton, presumibilmente mai destinate alla pubblicazione, rivelano i suoi tentativi di applicare la sua mente analitica, plasmata dal suo credo protestante, alla decifrazione dei misteri profetici della Bibbia, in particolare il Libro di Daniele e l’Apocalisse di Giovanni. In queste note, mescolate a veri e propri calcoli matematici, si trovano riferimenti a una serie di “giorni profetici” che, secondo la sua interpretazione, rappresentavano anni di storia del mondo.
La data chiave: il 2060
Tra le varie speculazioni, una in particolare salta agli occhi, relativa a un periodo biblico spesso interpretato come 1.260 giorni o anni:
“So then the time times & half a time are 42 months or 1260 days or three years and an half, recconing twelve months to a yeare and 30 days to a month as was done in the Calendar of the primitive year. And the days of short lived Beasts being put for the years of lived kingdoms, the period of 1260 days, if dated from the complete conquest of the three kings A.C. 800, will end A.C. 2060. It may end later, but I see no reason for its ending sooner“.
È il 2060 l’anno che emerge con più chiarezza nelle sue stime. Ma Newton stava davvero prevedendo la fine del mondo?
La fine di un’era
L’interpretazione delle note di Newton è fondamentale per non cadere in un sensazionalismo fuori luogo. Contrariamente a quanto si possa pensare, Newton non prevedeva una catastrofe globale. Come ha spiegato il professor Stephen D. Snobelen, storico della scienza, Newton era convinto che il 2060 non segnasse la fine di tutto, bensì la fine di un’era e l’inizio di una nuova. Lo scienziato era certo che:
- Cristo sarebbe tornato in quell’epoca.
- Avrebbe stabilito un Regno di pace globale.
- La “Babilonia” (che lui identificava nella Chiesa trinitaria corrotta) sarebbe caduta.
- Il “vero Vangelo” sarebbe stato predicato apertamente.
In sostanza, più che un Armageddon distruttivo, il 2060 sarebbe stato il punto di svolta per l’avvento di un’utopia teologica.
Il rischio delle congetture avventate
Ironia della sorte, pur lasciando in giro queste stime, Newton diffidava profondamente dalla pratica di predire la data dell’Apocalisse. Lo scienziato temeva che le “congetture avventate di uomini fantasiosi“ – coloro che sbagliavano regolarmente le loro previsioni – avrebbero finito per screditare le sacre profezie stesse.
La sua convinzione, infatti, era che “Cristo viene come un ladro nella notte“, e che i tempi e le stagioni non sono dati all’uomo da conoscere.
Newton, con la sua ineguagliabile intelligenza, tentava di usare la matematica per dare una base logica e metodica a ciò che era per definizione misterioso, forse nel tentativo di anticipare e neutralizzare le previsioni meno fondate. Tuttavia, il tempo è inesorabile. Con l’avvicinarsi del 2060, anche le sue stime, un tempo segrete, rischiano di posizionarlo, suo malgrado, nella stessa categoria di “uomini fantasiosi” che tanto disprezzava.


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