Centinaia di migliaia di ordigni inesplosi della Seconda guerra mondiale giacciono ancora sotto terra in Germania. Ogni operazione di disinnesco richiede evacuazioni di massa, la chiusura di interi quartieri e l’interruzione del traffico ferroviario. Ma qual è davvero il raggio di sicurezza necessario a proteggere la popolazione dall’onda d’urto e dalla dispersione di frammenti? E che impatto hanno le esplosioni controllate sulle strutture sotterranee, come tunnel o fondamenta di edifici?
Groundshock: analizzare gli effetti sotterranei delle esplosioni
Per rispondere a queste domande è nato Shockanalyst, un progetto che coinvolge Fraunhofer EMI, virtualcitysystems GmbH e il Ministero dell’Interno del Nord Reno-Vestfalia. L’obiettivo è ampliare le capacità del software di simulazione VC BlastProtect, già impiegato per prevedere la propagazione delle onde d’urto in superficie e la traiettoria dei frammenti.
Finora mancava però un modello affidabile per valutare le onde sismiche generate dalle detonazioni e il loro impatto sulle infrastrutture sotterranee. Il nuovo approccio del Fraunhofer EMI integra dati fisici sul comportamento del terreno — sabbia, ghiaia, argilla — trattato come una miscela complessa di tre fasi (terra, acqua, aria). Attraverso test di laboratorio dinamici e successivi modelli numerici, i ricercatori sono in grado di simulare con maggiore precisione la diffusione delle vibrazioni nel sottosuolo.
“Stiamo estendendo il software per permettere agli artificieri di confrontare diverse misure di smorzamento e valutare meglio gli effetti delle onde sotterranee”, spiega il dott. Christoph Grunwald, ricercatore al Fraunhofer EMI. Coprire una bomba con sabbia o acqua, ad esempio, riduce drasticamente il rischio di frammenti proiettati a chilometri di distanza, ma concentra l’energia nel terreno. Prevederne la propagazione diventa quindi cruciale per proteggere metropolitane, condutture e cantine.
Test su larga scala: sei bombe da 500 libbre
La validazione dei modelli è avvenuta con un esperimento realistico in un’ex area militare della Germania dell’Est, nel Meclemburgo-Pomerania. Sei bombe da 500 libbre, sepolte e coperte in modi diversi, sono state fatte esplodere vicino a un edificio appositamente monitorato. Le prove hanno incluso diversi strati di sabbia e acqua, oltre a rinforzi metallici delle pareti della fossa, come avviene nelle bonifiche reali. Sensori ad alta precisione hanno registrato sia le onde d’urto in superficie sia le vibrazioni sotterranee. Una bomba è stata fatta esplodere senza copertura, a scopo di confronto.
“I nostri modelli hanno previsto danni maggiori rispetto a quelli realmente osservati, quindi lavorano con un margine di cautela. In futuro, gli artificieri avranno strumenti più affidabili per valutare i rischi e pianificare interventi mirati, riducendo al minimo danni ed evacuazioni”, conclude Grunwald.
Verso una sicurezza più mirata
Grazie a queste nuove simulazioni, la Germania potrebbe ridurre le dimensioni delle zone di evacuazione, evitando interruzioni su larga scala e garantendo comunque la sicurezza della popolazione. Un passo avanti fondamentale per affrontare in modo più efficiente l’eredità esplosiva della Seconda guerra mondiale, ancora sepolta sotto i nostri piedi.


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