L’Italia è tra i Paesi più colpiti dal cambiamento climatico. Nel 2024, in media ogni italiano è stato esposto a 46 giorni di ondata di calore; di questi, 33 non si sarebbero verificati senza il cambiamento climatico. Dal 2012 al 2021, inoltre, il caldo eccessivo è stato responsabile di 7.400 decessi annui, più del doppio rispetto alla media del periodo 1990-1999. Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto dedicato a cambiamento climatico e salute della rivista the Lancet (‘The 2025 report of the Lancet Countdown on health and climate change: Climate change action offers a lifeline’).
Secondo il rapporto, realizzato da 128 ricercatori coordinati dall’University College di Londra in collaborazione con l’Oms, l’impatto dei cambiamenti climatici è ampio. Rispetto al periodo 1990-1999, nel 2024 gli italiani sono stati esposti in media a 434 ore in più di temperature troppo alte per svolgere attività all’aperto senza correre rischi per la salute. Pesanti anche le conseguenze sul lavoro: il caldo eccessivo ha comportato una perdita di 364 milioni di ore di lavoro, con il settore edile che, con il 40% delle perdite, è risultato essere il più colpito.
A rischio anche l’agricoltura: secondo il rapporto il 60,9% del territorio italiano ha subito almeno un mese di siccità estrema nel periodo 2020-2024, in aumento rispetto al 13,1% del periodo 1951-1960.
Gli effetti del cambiamento climatico sono inoltre evidenti anche sulle temperature del mare: le acque costiere italiane si trovano a 1,42°C in più rispetto al periodo 1981-2010. Per ultimo gli incendi: tra il 2020 e il 2024, l’inquinamento dovuto al fumo derivante dagli incendi ha causato una media di 1.100 decessi annui. Anche in questo caso è stato registrato un aumento: nel 2024, in Italia sono stati registrati 9,9 giorni ad alto rischio di incendi boschivi rispetto agli 8,8 del periodo 2003-2012.
La situazione internazionale
La situazione è grave anche su scala internazionale. Nel 2024, si sono verificati circa mezzo milione di decessi legati al caldo. L’esposizione al calore ha, inoltre, comportato la perdita di 639 miliardi di ore di lavoro, per un valore pari a quasi l’1% del Pil globale.
“La distruzione di vite e dei mezzi di sussistenza continuerà ad aumentare fino a quando non porremo fine alla nostra dipendenza da combustibili fossili e aumenteremo drasticamente il nostro sforzo per adattarci“, ha avvertito Marina Romanello, direttore esecutivo del Lancet Countdown all’University College di Londra.


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