Clima, ONU: “piani degli Stati ben lontani dal raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”

Clima, circa 100 Paesi, tra cui Unione Europea e Cina, sono in ritardo nella pubblicazione delle loro tabelle di marcia sulla riduzione delle emissioni di gas serra

Secondo un calcolo delle Nazioni Unite, i piani climatici sviluppati dai Paesi di tutto il mondo dovrebbero ridurre le emissioni di gas serra solo “di circa il 10% entro il 2035, ma restano ancora molto parziali a causa del ritardo di circa 100 Paesi nella pubblicazione delle loro tabelle di marcia. L’IPCC, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa di climatologia, stima che le emissioni debbano diminuire del 60% entro questo lasso di tempo, rispetto al 2019, per avere buone probabilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, l’obiettivo più ambizioso dell’accordo di Parigi del 2015. Ma il rapporto di sintesi sugli impegni climatici dei Paesi per il 2035, pubblicato nove giorni prima del vertice dei leader mondiali del 6-7 novembre a Belém, in Brasile, in vista della COP30, mostra che il mondo non è affatto sulla giusta traiettoria.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, lo aveva anticipato la scorsa settimana, sottolineando che “non riusciremo a contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C nei prossimi anni”.

Mancano anche i piani di UE e Cina

L’ONU ha valutato i piani nazionali presentati in tempo, entro la fine di settembre, che fissavano un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra e specificavano i mezzi per raggiungerlo. Ma ne mancano più di cento, tra cui quello dell’Unione Europea (UE), che ha fornito solo un intervallo indicativo, e quello della Cina, che non lo ha formalizzato in tempo. L’ONU ha quindi potuto includere solo i dati di 64 Paesi nel suo riepilogo e non è in grado di aggiornare la traiettoria del riscaldamento globale, stimata lo scorso anno tra 2,1 e 2,8°C entro la fine del secolo.

I dati raccolti, che riflettono gli impegni dei Paesi che rappresentano meno di un terzo delle emissioni globali, “offrono un quadro piuttosto limitato“, riconosce Simon Stiell, Segretario Esecutivo dell’ONU per i Cambiamenti Climatici. Per ottenere un quadro più completo, l’ONU ha calcolato gli importi, incluse le lettere d’intenti di Cina e UE. Ma anche l’impegno degli Stati Uniti annunciato da Joe Biden, prima del ritorno di Donald Trump, che è completamente obsoleto, il che rende il calcolo globale molto fragile.

Questo quadro più ampio, sebbene ancora incompleto, mostra che le emissioni globali dovrebbero diminuire di circa il 10% entro il 2035“, afferma Simon Stiell. “L’umanità sta chiaramente piegando la curva delle emissioni verso il basso per la prima volta, anche se è ancora ben lungi dall’essere sufficiente“, ha sottolineato.

Verso la COP30

Queste conclusioni alimenteranno i dibattiti della COP30, la principale conferenza annuale delle Nazioni Unite in cui i Paesi europei e le piccole isole esposte ai cambiamenti climatici chiedono che venga discussa la questione della riduzione delle emissioni, e quindi dei combustibili fossili.

Oggi, il Gruppo dei Piccoli Stati Insulari (AOSIS) ha definito “allarmante” la mancanza di nuovi obiettivi da parte di alcuni grandi Paesi e ha affermato che i lenti progressi dovrebbero rappresentare una “onda d’urto per ogni cittadino“.