Saranno i Ministri dell’Ambiente dell’Ue a decidere da quando e in quale misura l’Unione potrà ricorrere ai crediti internazionali di carbonio extra Ue per il raggiungimento dell’obiettivo climatico intermedio al 2040. Lo si apprende a Bruxelles, dove gli ambasciatori dei 27 hanno tenuto un nuovo confronto sul testo di compromesso messo a punto dalla presidenza danese, con l’obiettivo di facilitare un’intesa al Consiglio Ambiente del 4 novembre. Come previsto, le questioni politiche centrali – ovvero i riferimenti temporali e percentuali all’utilizzo dei crediti internazionali di carbonio “di qualità” – saranno discusse direttamente dai Ministri. Le capitali restano divise tra chi sostiene la proposta della Commissione Ue di consentirne l’uso dal 2036 per una quota del 3% e chi spinge per alzare la quota ad almeno il 5%, anticipandone al 2031 l’entrata in vigore. “Un accordo è a portata di mano, anche se c’è ancora del lavoro da fare“, spiega una fonte diplomatica.
Differenze persistono anche sull’inclusione, nell’ultima bozza di compromesso, della possibilità esplicita di rivedere il target 2040. Secondo diverse delegazioni, tale previsione “creerebbe incertezza per industria e investitori, inviando un segnale negativo sulla stabilità del quadro climatico europeo”, spiega la stessa fonte.
Nelle prossime ore, la presidenza danese dell’Ue apporterà limitate modifiche al testo di compromesso per dare modo ai Ministri di concentrarsi solo sulle principali questioni politiche.
Target 2035
Solo dopo un eventuale accordo sul target 2040, per il quale è richiesta la maggioranza qualificata, la presidenza Ue promuoverà il confronto sull’aggiornamento della traiettoria di riduzione delle emissioni al 2035, richiesta a Bruxelles dagli impegni globali sul clima della COP30, la 30esima Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che dal 10 al 21 novembre si riunirà a Belém, in Brasile.
A settembre i Ministri dell’Ambiente hanno concordato a fatica una dichiarazione di intenti per aggiornare il nuovo contributo determinato a livello nazionale (noto come ‘Ndc’) dell’Ue – che deriverà dal target al 2040 – con un taglio delle emissioni compreso tra il 66,25% e il 72,5% rispetto ai livelli del 1990. L’accordo in questo caso richiede il ‘consenso’ di tutti gli Stati membri, ovvero nessuno deve opporsi alla proposta.


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