I Ventisette Paesi Ue fanno progressi sul target climatico al 2040 ma sono ancora diverse le “lacune da colmare” per un accordo sul dossier al Consiglio Ambiente del 4 novembre. Lo si apprende a Bruxelles dove gli ambasciatori dei 27 Paesi Ue hanno avuto un primo confronto sul testo di compromesso messo a punto dalla presidenza danese dell’Ue, che tra le altre cose include una clausola di revisione come richiesto dai leader al Vertice europeo della scorsa settimana. “Su una serie di punti chiave vi è un maggiore accordo sul testo, compresi gli sforzi per riflettere le conclusioni del Consiglio europeo, ma vi sono ancora alcune lacune da colmare“, spiega una fonte europea, parlando di un “generale apprezzamento“.
Un nuovo testo di compromesso sarà ora preparato “per tenere conto di tutti i punti di vista” in vista della riunione del Coreper di venerdì, in cui gli ambasciatori discuteranno anche del contributo determinato a livello nazionale (Ndc), ovvero l’aggiornamento dei target al 2035 richiesti dalla COP30 di Belém.
Ipotesi crediti già dal 2031
L’Unione europea potrebbe consentire l’utilizzo di crediti internazionali di carbonio già dal 2031 nell’obiettivo climatico al 2040 che gli Stati dovrebbero approvare al Consiglio Ambiente del 4 novembre. Nella bozza della proposta, di cui l’AGI ha preso visione, la precedente data di entrata in vigore, il 2036, è tra parentesi, a indicare che verrà ridiscussa. A quanto si apprende, nella riunione degli ambasciatori degli Stati membri di oggi, alcuni Paesi hanno proposto la data del 2031, mentre altri restano sulla linea del 2036.
Altri punti di discussione relativi alla proposta sono stati aspetti quali il funzionamento della clausola di revisione biennale, il volume dei crediti internazionali (con l’ipotesi di un 5% di flessibilità che resta sempre sul tavolo, a rimpiazzare il 3% della proposta originale della Commissione), il ruolo dei pozzi di assorbimento, gli impatti socioeconomici e la necessità di salvaguardare la competitività. Molti Stati hanno inoltre invitato la Commissione a dare tempestivo seguito alle parti delle conclusioni del Consiglio europeo che non rientrano direttamente nella legge sul clima, ma sono a esse collegate a un livello più ampio, come ad esempio la discussione sull’ETS2.


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