Continua inarrestabile la ritirata dei ghiacciai svizzeri: nel 2025 perso un ulteriore 3% di volume

GLAMOS segnala il quarto peggior anno di ritiro glaciale mai registrato: deficit nivometrico invernale e anomalie termiche estive amplificano la fusione, con una perdita complessiva del 25% aggravando un decennio già critico per la criosfera alpina. Il continuo regresso minaccia la stabilità delle montagne e la sicurezza delle comunità

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    Immagine a scopo illustrativo realizzata con l'Intelligenza Artificiale © MeteoWeb
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Il progressivo e inesorabile regresso dei ghiacciai svizzeri ha conosciuto, nel corso del 2025, un’altra fase di marcata accelerazione. Secondo quanto rilevato dalla rete GLAMOS (Swiss Glacier Monitoring Network), promossa dal Politecnico Federale di Zurigo in collaborazione con le Università di Friburgo e Zurigo, si stima che circa il 3% del volume complessivo dei ghiacci alpini sia andato perduto nel solo arco di quest’anno. Un dato allarmante che colloca il 2025 al quarto posto tra gli anni con maggiore ritiro glaciale dall’inizio delle rilevazioni scientifiche sistematiche.

Dinamiche climatiche sfavorevoli: deficit nivale e ondate di calore

A determinare questa ulteriore regressione hanno contribuito in modo decisivo una stagione invernale particolarmente avara di precipitazioni nevose e ripetute ondate di calore che hanno colpito il Paese nei mesi di giugno e agosto. La combinazione di questi due fattori ha avuto effetti deleteri sulle riserve nivali, che si sono esaurite in maniera anomala già nella prima metà di luglio. Di conseguenza, i ghiacciai hanno iniziato a fondere in anticipo rispetto ai normali cicli stagionali, amplificando l’estensione e la profondità della perdita di massa.

Un’interruzione temporanea del riscaldamento atmosferico, registrata nel mese di luglio, ha offerto un parziale e transitorio sollievo, ma non è stata sufficiente a invertire la tendenza. L’anno in corso si è dunque aggiunto alla serie di annate segnate da gravi regressioni, contribuendo a delineare un decennio particolarmente critico per la criosfera alpina, durante il quale i ghiacciai svizzeri hanno già perso un quarto del loro volume. Oltre mille piccoli ghiacciai risultano completamente scomparsi in questo arco temporale.

Perdite accentuate nei bacini glaciali a bassa quota

L’analisi condotta da GLAMOS evidenzia come le perdite più significative abbiano interessato i ghiacciai situati sotto i 3.000 metri di altitudine, dove la copertura nevosa residua non è stata sufficiente a proteggere il ghiaccio sottostante dal calore estivo. In queste aree, la neve accumulata nei mesi invernali si è dissolta rapidamente, lasciando il ghiaccio esposto per l’intera stagione calda.

Esemplari emblematici di questa tendenza sono il Claridenfirn (nel Canton Glarona), il ghiacciaio della Plaine Morte (nel Canton Berna) e quello della Silvretta (nel Canton Grigioni), dove lo spessore del manto glaciale si è ridotto di oltre due metri. Perdite più contenute, ma comunque significative, sono state osservate sui ghiacciai del Vallese meridionale, come l’Allalin e il Findel, con una diminuzione media di circa un metro.

Implicazioni geomorfologiche e impatto sulle comunità montane

Le conseguenze dello scioglimento accelerato non si limitano alla sola dimensione ambientale o paesaggistica. Come sottolineato da Matthias Huss, direttore di GLAMOS, “il continuo scioglimento dei ghiacciai contribuisce anche alla destabilizzazione delle montagne”. Questo fenomeno comporta un aumento del rischio di frane, valanghe e colate detritiche, potenzialmente devastanti per le comunità alpine. Un esempio emblematico è l’evento verificatosi nella valle del Lötschental, dove una valanga mista di roccia e ghiaccio ha travolto il villaggio di Blatten, evidenziando la crescente vulnerabilità di questi territori.

Un segnale allarmante nell’Anno Internazionale dei Ghiacciai

Particolarmente significativo è il fatto che queste dinamiche si siano verificate proprio nell’Anno Internazionale per la Conservazione dei Ghiacciai, proclamato dalle Nazioni Unite. La coincidenza tra l’intento simbolico dell’iniziativa e l’ennesimo tracollo registrato nella realtà concreta rappresenta un monito inequivocabile circa l’urgenza di misure efficaci per la mitigazione del cambiamento climatico.

Il caso svizzero — osservato con estrema attenzione da glaciologi e climatologi internazionali — si configura sempre più come un laboratorio naturale del collasso della criosfera alpina. Un’evidenza empirica del fatto che il riscaldamento globale non è più una prospettiva futura, ma una realtà in atto, che ridisegna in profondità l’equilibrio idrogeologico, ecologico e socioeconomico delle regioni di alta quota.