Il 4 ottobre 1582 è una data di svolta nella vita quotidiana e religiosa d’Europa. In quel giorno, per volere di Papa Gregorio XIII, fu introdotto il nuovo calendario, destinato a sostituire il vecchio calendario giuliano, in vigore sin dall’epoca romana. La riforma si rese necessaria per correggere un problema di fondo: il calendario giuliano accumulava un ritardo di circa 11 minuti l’anno rispetto al tempo solare. Una discrepanza apparentemente minima, ma che nel corso dei secoli aveva portato a uno sfasamento di 10 giorni nelle date delle feste religiose, in particolare la Pasqua.
Così, con la bolla papale Inter gravissimas, si decise un cambiamento radicale: nei Paesi cattolici più vicini alla Santa Sede – Italia, Spagna, Portogallo e Polonia – al 4 ottobre 1582 seguì direttamente il 15 ottobre. Dieci giorni sparirono dal calendario, ma non dalla memoria dei cittadini, che si trovarono improvvisamente “catapultati in avanti nel tempo”.
La riforma gregoriana non fu subito accettata ovunque: i Paesi protestanti e ortodossi adottarono il nuovo sistema solo molto più tardi, alcuni addirittura secoli dopo.


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