Nel cuore del Duke Lemur Center, la biologa Ana Breit conduce una ricerca innovativa che potrebbe aprire nuove frontiere per l’esplorazione spaziale. Dopo aver studiato i meccanismi di regolazione della temperatura corporea e il letargo nei pipistrelli, Breit ha rivolto la sua attenzione ai lemuri nani dalla coda grassa, piccoli primati del Madagascar capaci di entrare in uno stato di torpore per mesi. L’interesse è nato dalla possibilità di utilizzare questi animali come modello per comprendere come il letargo — e forse un giorno l’ibernazione controllata — possa essere applicato agli esseri umani, in particolare in vista di missioni spaziali di lunga durata.
Un laboratorio all’avanguardia per imitare i ritmi del Madagascar
Il centro ospita l’unica colonia in cattività di lemuri di questo tipo, offrendo un ambiente controllato dove monitorare attentamente metabolismo, temperatura corporea e comportamenti cognitivi. I ricercatori possono regolare la luce e la temperatura per simulare il clima del Madagascar, attivando i cicli naturali di letargo. I lemuri, infatti, immagazzinano grasso nella coda per affrontare la stagione secca e alternano fasi di torpore profondo a brevi risvegli metabolici. Studiare questo processo in condizioni più miti — ovvero a temperature più alte rispetto a quelle tipiche dei letarghi invernali — potrebbe essere la chiave per adattare un simile stato fisiologico agli esseri umani senza compromettere le funzioni cerebrali.
Confronti termici e studio sul campo: il comportamento naturale sotto la lente
Il team di Breit sta valutando come diverse temperature influenzino il consumo energetico e le risposte immunitarie durante il letargo. Un gruppo di lemuri è esposto a variazioni termiche marcate, che permettono un riscaldamento passivo e un maggiore risparmio energetico. Un altro gruppo, mantenuto in condizioni più stabili, deve invece attivare processi di riscaldamento interno, consumando più risorse. In parallelo, un progetto sul campo in Madagascar raccoglie dati sui lemuri in ambiente naturale per rafforzare la validità dei risultati ottenuti in laboratorio. L’obiettivo finale è comprendere se gli esseri umani possano entrare in uno stato simile senza danni, ad esempio, durante lunghi viaggi verso Marte.
Test cognitivi post-letargo: gli astronauti potranno “svegliarsi” lucidi?
Una componente fondamentale della ricerca riguarda le capacità cognitive post-letargo. I lemuri vengono sottoposti a test di memoria e risoluzione di problemi sia prima che dopo il periodo di torpore, per verificare eventuali cambiamenti nella funzione cerebrale. Questi esperimenti rispondono a una domanda cruciale: dopo mesi di ibernazione, un astronauta sarebbe ancora in grado di pilotare una navicella? Grazie all’infrastruttura e al lavoro dei ricercatori che l’hanno preceduta, Ana Breit sta costruendo un programma di ricerca che unisce biologia evolutiva, neurofisiologia e scienza spaziale, con l’ambizione di trasformare un fenomeno naturale dei tropici in una tecnologia per il futuro dell’umanità.


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