Un accordo fondamentale per tagliare le emissioni del trasporto marittimo globale è stato accantonato a tempo indeterminato, dopo che un’intensa pressione esercitata da Stati Uniti e Arabia Saudita ha portato alla sospensione dei negoziati. Oltre 100 Paesi si erano riuniti a Londra per ratificare un patto concordato inizialmente ad aprile, che avrebbe reso il settore marittimo il primo a dotarsi di obiettivi di riduzione delle emissioni imposti a livello internazionale. Tuttavia, il voto finale, atteso ieri venerdì 17 ottobre, è stato bloccato da una mozione a sorpresa.
La manovra di Arabia Saudita e USA
L’Arabia Saudita ha presentato una mozione per rinviare i colloqui per un anno. Nonostante l’opposizione della maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea e del Regno Unito, la mozione è passata per un pugno di voti, sostenuta da Paesi chiave come Russia, Arabia Saudita e Stati Uniti.
Il fattore decisivo è stata la forte opposizione della Casa Bianca. Il Presidente statunitense Donald Trump aveva definito il piano una “truffa verde” e i rappresentanti della sua amministrazione avevano minacciato ritorsioni tariffarie contro i Paesi che avessero votato a favore. Il Segretario di Stato USA, Marco Rubio, ha definito l’esito un “enorme successo” per Trump, motivato dalla preoccupazione che l’accordo avrebbe comportato un aumento dei prezzi per i consumatori americani.
Anche alcuni Paesi insulari, come le Bahamas e Antigua e Barbuda, che avevano inizialmente appoggiato l’accordo, hanno cambiato posizione o si sono astenuti, con delegati che hanno riferito di pesanti pressioni da parte dell’amministrazione statunitense a causa della loro dipendenza dal commercio con gli USA.
Conseguenze
Il patto, frutto di 10 anni di negoziati, era considerato storico in quanto prevedeva che gli armatori dovessero utilizzare carburanti progressivamente più puliti a partire dal 2028, pena sanzioni. Il trasporto marittimo è un pilastro del commercio globale, movimentando il 90% delle merci, e rappresenta attualmente il 3% delle emissioni globali. A differenza di altri settori, ha faticato a ridurre il suo impatto, in parte a causa della mancanza di incentivi economici. Senza un intervento normativo, le emissioni del settore dovrebbero a crescere tra il 10% e il 150% entro il 2050.


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