Il crescente numero di attacchi da parte degli orsi in Giappone ha spinto il governo a introdurre nuove norme che semplificano gli “abbattimenti d’emergenza” nelle aree urbane, nel tentativo di tutelare la popolazione. Dall’aprile di quest’anno, secondo il Ministero dell’Ambiente, si è registrato un numero record di aggressioni, con 6 vittime accertate, soprattutto nel Nord del Paese. Solo a Sapporo, nell’Hokkaido, a settembre sono stati segnalati 71 avvistamenti di orsi bruni, 5 volte di più rispetto allo stesso mese del 2024, il dato più alto dell’ultimo decennio.
Gli esperti attribuiscono il fenomeno al declino delle comunità rurali e all’abbandono dei terreni agricoli, che un tempo separavano i centri abitati dalle zone selvatiche. I cambiamenti climatici, che riducono la disponibilità di cibo, aggravano ulteriormente la situazione.
La nuova legge sulla fauna selvatica, in vigore da settembre, permette ai governi locali di autorizzare abbattimenti senza l’approvazione della polizia. Non mancano però le preoccupazioni sulla sicurezza: con sempre meno cacciatori esperti – oggi meno di 100.000 contro i 500.000 del 1976 – cresce il rischio di errori. “Non basta sparare agli orsi per risolvere il problema”, avverte Shinsuke Koike, docente a Tokyo, che chiede strategie basate su prevenzione, formazione e gestione sostenibile del territorio.


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