Chernobyl, ed in particolare la zona di esclusione che circonda l’epicentro del famigerato disastro nucleare del 1986, è di nuovo al centro dell’attenzione, ma questa volta non per i livelli di radiazioni. La notizia che ha fatto il giro del mondo riguarda l’avvistamento di cani con la pelliccia stranamente tinta di blu che gironzolano nell’area ristretta. Prima che l’immaginazione galoppi verso mutazioni mostruose causate da decenni di radiazioni, i ricercatori sono propensi a un’ipotesi molto più semplice e decisamente meno sensazionale, per quanto un po’ “disgustosa”.
I cani blu di Chernobyl
I ricercatori del programma “Dogs of Chernobyl” hanno confermato l’autenticità delle immagini, documentando almeno 3 cani blu il 6 ottobre 2025. Dopo alcuni tentativi falliti di catturare gli animali, il team ha finalmente individuato la probabile causa della strana colorazione: una toilette portatile nelle vicinanze. Si sospetta che i cani si siano rotolati in una sostanza chimica liquida di colore blu brillante fuoriuscita da un vecchio bagno chimico rotto. Nonostante l’aspetto scioccante, gli esperti sono ottimisti sulla salute degli animali.
La colorazione non ha alcun legame con la radioattività della zona.
Non è la prima volta
Sorprendentemente, non si tratta del primo caso di cani con la pelliccia tinta in modo bizzarro nell’ex Unione Sovietica. Già nel 2021, i residenti di Dzerzhinsk, in Russia, rimasero scioccati vedendo un branco di cani di un blu brillante aggirarsi vicino a un impianto chimico abbandonato. In quell’occasione, si sospettò che si fossero rotolati nel solfato di rame, una sostanza chimica di colore azzurro pallido usata nei processi di produzione.
L’elemento “Chernobyl” aggiunge un tocco sensazionalistico, ma la realtà dei cani blu è meno bizzarra di quanto possa sembrare a prima vista.
I cani di Chernobyl, il monitoraggio
Il disastro nucleare di Chernobyl nell’aprile del 1986 costrinse circa 120mila persone a fuggire, lasciando dietro di sé vite, case e, in molti casi, animali domestici. Contro ogni previsione, i discendenti di questi cani abbandonati sono riusciti a sopravvivere e a prosperare nelle terre abbandonate.
Il programma “Dogs of Chernobyl”, gestito dall’organizzazione no-profit Clean Futures Fund, si dedica proprio al monitoraggio e alla sterilizzazione di questa popolazione semi-selvatica. Dal 2017, l’organizzazione ha sterilizzato più di 1.000 tra cani e gatti per tenere sotto controllo la popolazione.
La Zona di Esclusione è diventata un rifugio per molte specie animali, tra cui cinghiali, volpi rosse, uccelli canori e cani procione. Forse i più notevoli sono i lupi che, secondo alcuni studi, sembrano aver sviluppato mutazioni protettive che aumentano le loro probabilità di sopravvivenza al cancro, dimostrando la complessa e sorprendente resilienza della vita selvaggia a Chernobyl.


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