I Maya e la previsione delle eclissi: una precisione che sfida i secoli

Una nuova ricerca non solo conferma la sofisticazione del pensiero scientifico Maya, ma ridefinisce il modo in cui comprendiamo la loro visione del cosmo

Un recente studio pubblicato su Science Advances ha riportato alla luce l’incredibile abilità astronomica della civiltà Maya, dimostrando che gli specialisti del loro calendario erano in grado di prevedere le eclissi solari con una precisione che si estendeva per secoli. La ricerca, condotta da John Justeson della University at Albany e Justin Lowry della SUNY Plattsburgh, ha analizzato nel dettaglio la tabella delle eclissi contenuta nel Codice di Dresda, uno dei pochi manoscritti Maya sopravvissuti fino a oggi.

Il mistero del Codice di Dresda

Il Codice di Dresda, uno dei testi più antichi del continente americano, rappresenta una delle principali fonti per comprendere il sistema calendrico e astronomico dei Maya. All’interno del manoscritto è contenuta una complessa tabella delle eclissi lunga 405 mesi, che gli studiosi ritengono sia stata utilizzata dai cosiddetti “custodi del giorno”, figure religiose e astronomiche incaricate di monitorare il tempo e gli eventi celesti.

Il metodo dei “custodi del giorno”

Secondo lo studio, i custodi del giorno avevano elaborato un metodo per monitorare gli intervalli tra le eclissi a breve e lungo termine, in modo da sapere quando “riavviare” le loro previsioni e mantenere l’accuratezza del modello per millenni. “Riavviare una tabella delle eclissi a questi intervalli e con questi rapporti avrebbe permesso ai custodi del giorno di azzerarla in modo affidabile per alcuni millenni”, spiegano Justeson e Lowry.

Gli studiosi hanno scoperto che i Maya basavano i loro calcoli su un modello di calendario lunare, che iniziava a contare i giorni da ogni nuova falce di luna. Dopo 3 cicli di 405 mesi – equivalenti a 190 intervalli di intereclissi – emergeva uno schema regolare che consentiva di prevedere con precisione le eclissi future.

Un sapere millenario tra scienza e religione

La società Maya precolombiana utilizzava un calendario astrologico di 260 giorni, legato alla predizione del destino e agli eventi rituali. Tuttavia, la combinazione tra astronomia e spiritualità non ne riduceva la complessità scientifica: al contrario, dimostra una profonda comprensione dei cicli lunari e solari.

Oggi, solo pochi documenti basati su questo calendario sono sopravvissuti, rendendo il Codice di Dresda un testimone unico di un sapere raffinato e sorprendentemente accurato.

Un’eredità di precisione

I custodi del giorno potrebbero aver sviluppato rapporti temporali per calcolare le eclissi e sapere quando reimpostare il modello per conservarne l’accuratezza nel tempo”, affermano gli autori dello studio. La ricerca non solo conferma la sofisticazione del pensiero scientifico Maya, ma ridefinisce il modo in cui comprendiamo la loro visione del cosmo: un equilibrio perfetto tra osservazione empirica, matematica e spiritualità.