Il 16 ottobre 1793 la folla di Parigi si radunava in Place de la Révolution, oggi Place de la Concorde. La lama della ghigliottina pose fine alla vita di Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, ultima regina di Francia prima della Rivoluzione. Aveva 37 anni. Sorella degli imperatori Giuseppe II e Leopoldo II d’Austria, Maria Antonietta era nata arciduchessa a Vienna nel 1755. A soli 14 anni venne promessa in sposa al delfino di Francia, il futuro Luigi XVI, in un matrimonio politico che avrebbe dovuto consolidare l’alleanza tra gli Asburgo e i Borbone.
Per il popolo francese, però, la giovane regina straniera divenne ben presto il volto dell’eccesso e della distanza tra la monarchia e il Paese reale. Le cronache la descrivono frivola, amante dei balli, della moda e dei fasti di Versailles, ignara delle miserie che affliggevano i sudditi. L’immagine di “Madame Déficit”, alimentata da pamphlet e voci di corte, fu una delle più potenti armi propagandistiche della Rivoluzione.
Dopo la presa della Bastiglia e la caduta della monarchia nel 1792, Maria Antonietta visse prigioniera con la famiglia reale. Vide il marito ghigliottinato nel gennaio del 1793 e pochi mesi dopo subì la stessa sorte. Il processo, organizzato dal Tribunale Rivoluzionario, durò appena 2 giorni: fu accusata di tradimento e di cospirazione contro la libertà della nazione. Il verdetto fu scontato.
I testimoni raccontano che, salendo sul patibolo, la regina mantenne una dignità austera. Le sue ultime parole furono rivolte al boia Sanson, dopo avergli inavvertitamente pestato un piede: “Pardon, monsieur, je ne l’ai pas fait exprès”, “Mi scusi, signore, non l’ho fatto apposta“.
La morte di Maria Antonietta segnò la definitiva dissoluzione dell’Ancien Régime e aprì la strada alla Repubblica radicale. Tuttavia, la figura della regina ha continuato a suscitare dibattiti, tra chi la considera vittima della violenza rivoluzionaria e chi la ritiene il simbolo di un potere cieco e decadente.


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