Il 27 ottobre 1962 un aereo Morane-Saulnier MS.760 Paris precipitava nelle campagne di Bascapè, in provincia di Pavia. A bordo viaggiava Enrico Mattei, presidente dell’ENI e figura chiave dell’Italia del dopoguerra. Con lui persero la vita il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale. Mattei, ex partigiano e politico democristiano, era diventato uno dei simboli della rinascita economica italiana. Alla guida dell’Ente Nazionale Idrocarburi aveva sfidato i colossi internazionali del petrolio, stringendo accordi diretti con Paesi produttori come l’Iran e l’Egitto e sostenendo una politica energetica indipendente che dava fastidio a molti.
Le cause dell’incidente restano ancora oggi avvolte nel mistero. Le prime indagini parlarono di un guasto, ma negli anni successivi emersero ipotesi di sabotaggio e attentato, corroborate da prove tecniche e testimonianze riaperte decenni dopo. Nessun colpevole è mai stato identificato con certezza.
La figura di Mattei continua a essere ricordata come quella di un visionario scomodo, un uomo capace di concepire un’Italia autonoma sul piano energetico e geopolitico. La sua morte, ancora senza verità definitiva, rimane una delle pagine più oscure e simboliche della storia repubblicana.


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