Ottantasette anni fa, la sera del 30 ottobre 1938, milioni di americani vissero momenti di autentico terrore davanti alla radio. La compagnia teatrale “Mercury Theatre on the Air”, diretta da un giovanissimo Orson Welles, trasmise un adattamento de La guerra dei mondi di H.G. Wells, presentato sotto forma di finti bollettini d’emergenza. Il realismo dell’annuncio – che descriveva uno sbarco di marziani nel New Jersey – fu tale da indurre molti ascoltatori a credere che l’invasione aliena fosse reale. La trasmissione, durata meno di un’ora, provocò scene di panico in diverse città degli Stati Uniti: telefonate alle redazioni dei giornali, fughe improvvise, persino preghiere collettive. Welles, allora 23enne, si scusò pubblicamente il giorno seguente, ma l’episodio lo rese immediatamente famoso e segnò una svolta nella storia dei media.
Quell’esperimento radiofonico è ricordato come una pietra miliare nella comunicazione di massa: un esempio straordinario del potere dei mezzi di informazione e della vulnerabilità del pubblico di fronte a notizie verosimili ma false. In un’epoca dominata dai social e dalle fake news, la “guerra dei mondi” di Welles risuona come un ammonimento ancora attuale.


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