Il 5 ottobre 1966 l’incidente alla Centrale Enrico Fermi: il giorno del “quasi disastro” nucleare

La radiazione fu contenuta all’interno dell’impianto, evitando la dispersione nell’ambiente e scongiurando conseguenze drammatiche

 

Il 5 ottobre 1966, nei pressi di Detroit, il reattore della Centrale elettronucleare Enrico Fermi fu teatro di un incidente che rischiò di trasformarsi in una catastrofe nucleare. Un malfunzionamento del sistema di raffreddamento causò infatti una parziale fusione del nucleo, una delle situazioni più temute nell’ambito dell’energia atomica. Il reattore, inaugurato pochi anni prima come simbolo dell’avanzata tecnologica statunitense, era destinato a dimostrare l’efficacia dei reattori veloci autofertilizzanti. Un difetto progettuale nel sistema di raffreddamento al sodio liquido provocò il surriscaldamento di alcune barre di combustibile, compromettendo la stabilità del nucleo.

Nonostante la gravità dell’evento, la radiazione fu contenuta all’interno dell’impianto, evitando la dispersione nell’ambiente e scongiurando conseguenze drammatiche per la popolazione. Tuttavia, il reattore rimase spento per diversi anni e l’incidente suscitò un acceso dibattito sulla sicurezza dell’energia nucleare.

La vicenda mise in luce i rischi legati a una tecnologia ancora sperimentale e contribuì ad alimentare diffidenze e proteste contro lo sviluppo dell’atomo civile.