Il metilmercurio è una delle forme più tossiche di mercurio, capace di bioaccumularsi nella catena alimentare marina, soprattutto in pesci e frutti di mare, e rappresenta una minaccia diretta per la salute umana. La sua formazione avviene in ambienti poveri di ossigeno, dove specifici microrganismi trasformano il mercurio inorganico in questa neurotossina. Le attuali trasformazioni climatiche stanno favorendo l’espansione di zone marine anossiche — ovvero prive di ossigeno — come già accade in alcune aree del Mar Baltico, dove le acque più calde, la ridotta circolazione e l’eccessiva proliferazione algale creano le condizioni ideali per lo sviluppo di questi microbi produttori di metilmercurio.
Antichi DNA per capire il presente e il futuro
Un recente studio ha analizzato il DNA conservato nei sedimenti del Mar Nero, coprendo un periodo di 13.500 anni. I ricercatori hanno identificato tracce genetiche (in particolare il gene *hgcA*) associate a microbi capaci di produrre metilmercurio, con un picco significativo tra 9.000 e 5.500 anni fa. Questo periodo coincide con una fase climatica calda e umida, in cui le acque si impoverirono di ossigeno — uno scenario sorprendentemente simile a quello che stiamo osservando oggi. Secondo gli autori, la semplice combinazione di riscaldamento climatico e perdita di ossigeno, anche in assenza di inquinamento industriale, può scatenare condizioni favorevoli alla diffusione di questa tossina.
I microbi raccontano l’impatto del clima sulla tossicità marina
Confrontando i segnali genetici dei microbi antichi con quelli presenti oggi nel Mar Nero, gli studiosi hanno riscontrato interessanti differenze: attualmente, l’inquinamento da mercurio e l’eutrofizzazione giocano un ruolo importante nella produzione di metilmercurio, mentre migliaia di anni fa era la deossigenazione climatica a dominarne la dinamica. Questo rafforza l’idea che l’analisi del DNA microbico antico può offrire importanti indizi su come gli ecosistemi marini rispondano ai cambiamenti ambientali nel tempo. Se il riscaldamento globale continuerà a espandere le zone a bassa ossigenazione nei mari, il rischio di contaminazione da metilmercurio — e la conseguente esposizione umana attraverso la dieta — potrebbe crescere in modo preoccupante.


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