A cinque anni esatti – domani – dal primo sollevamento, il Mose di Venezia ha evitato 108 acque alte, di cui alcune molto pericolose (140/150 centimetri) e una di 187 centimetri, equivalente a quella disastrosa del 2019. Il dato è stato reso noto oggi dal Presidente dell’Autorità per la Laguna di Venezia, Roberto Rossetto. Una stima dei danni evitati alla città storica lagunare con questi 108 sollevamenti viene valuta intorno ai 2,5 miliardi di euro, a fronte di un costo dell’opera di circa 6 miliardi. A questo si aggiunga l’incremento di valore che hanno avuto i piani terra della città storica, stimato in diverse centinaia di milioni di euro da Banca d’Italia, la sicurezza della vita dei cittadini, del patrimonio storico-artistico e delle attività economiche.
“Oggi che il Mose è completato – ha commentato Rossetto – e che mentre è in funzione si sta ultimando il collaudo tecnico funzionale, è il momento più opportuno per promuoverlo come l’unica opera al mondo che entra di diritto come simbolo della capacità dell’uomo all’adattamento ai cambiamenti climatici. Va raccontata come un’opera del futuro per adattare al clima decine di città nel mondo“.
Secondo Rossetto, quindi, “il sistema industriale italiano potrebbe far convergere l’interesse verso il Mose per farne il capofila di un “sistema” sperimentale ma già concreto, riproducibile, esportabile, tecnologicamente d’avanguardia, di intervento per fronteggiare i cambiamenti climatici. Si può ipotizzare che già ora le aziende e le Università diventino i partner utili e necessari per dare forma a un ciclo manutentivo sperimentale del Mose dove il contributo di innovazione che questo sistema può portare consenta di pensare al ‘Mose 2.0’“, ha concluso.


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