L’annuncio di un nuovo vertice tra i presidenti di Usa e Russia, Donald Trump e Vladimir Putin, questa volta a Budapest, solleva una domanda ovvia, ma dalla risposta non altrettanto banale: quale rotta intraprenderà l’aereo che trasporterà Putin nella capitale ungherese? L’Ungheria, Paese membro dell’Unione europea, non ha sbocchi sul mare e confina quasi interamente con altri membri dell’Ue. Gli unici Stati extra-Ue con cui confina sono Serbia e Ucraina. Tuttavia, è altamente improbabile che il presidente russo decida di raggiungere Budapest attraversando i cieli di un Paese a cui ha dichiarato guerra.
La scelta di Budapest per ospitare un nuovo vertice Usa-Russia dopo quello in Alaska dello scorso 15 agosto, risponde a motivazioni politiche: il primo ministro Viktor Orban esprime una posizione non allineata al resto dell’Unione europea su come vada risolta la guerra in Ucraina e il suo governo ha mantenuto rapporti amichevoli con Mosca. Resta però il fatto che Budapest è membro dell’Ue, la quale ha inflitto sanzioni alla Russia per la sua guerra di aggressione. Tra le misure introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina c’è il divieto di viaggiare nell’Unione per numerosi alti funzionari russi. Questa misura, tuttavia, non ha toccato Putin e il suo ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, che sono stati “solamente” bersaglio del congelamento dei loro beni personali nell’Ue. Lo ha ricordato ieri un portavoce della Commissione europea ribadendo che Bruxelles non ha “nello specifico imposto loro un divieto di viaggio“. Nondimeno, c’è un ulteriore ostacolo: l’Ue ha di fatto chiuso i suoi cieli agli aerei governativi russi nell’ambito del suo regime sanzionatorio. Esistono comunque eccezioni, come gli atterraggi di emergenza o per scopi umanitari. Inoltre, gli Stati membri possono concedere deroghe caso per caso.
Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha precisato che il suo governo è pronto “a creare le condizioni affinché i presidenti di Usa e Russia possano avere colloqui” a Budapest. “Attendiamo il presidente Vladimir Putin. Gli daremo l’opportunità di entrare in Ungheria, avere un incontro di successo e poi tornare a casa. Non servono accordi con nessuno“, ha affermato il capo della diplomazia ungherese ieri in conferenza stampa. Occorre ricordare un altro elemento: nel marzo 2023 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto per Putin, con l’accusa della deportazione di minori ucraini in Russia. Lo scorso aprile l’Assemblea nazionale ungherese ha approvato la proposta del governo di Orban di avviare il ritiro del Paese dalla Cpi. La decisione era stata annunciata poche settimane prima, durante la visita a Budapest del premier israeliano Benjamin Netanyahu, anch’egli oggetto di un mandato di arresto internazionale.
Al di là della posizione ungherese, resta il nodo dei Paesi confinanti. Una possibilità per Putin è che uno o più Paesi dell’Ue concedano al suo aereo una deroga speciale per il sorvolo del loro spazio aereo: la Romania, per esempio, oppure la Bulgaria, che confina con la Serbia; oppure ancora la Polonia e la Slovacchia nel caso venga percorsa una rotta settentrionale. L’alternativa è una tortuosa rotta attraverso Mar Nero, Turchia, Mediterraneo orientale e Balcani occidentali, tutto per evitare lo spazio aereo dell’Ue. Si tratterebbe di una rotta di volo di circa 5 mila chilometri, ben più lunga della rotta diretta di 1.500 chilometri e con un tempo di volo di circa tre ore, che come già detto non è praticabile per ovvi motivi. Questa tortuosa deviazione richiederebbe un attento coordinamento con le autorità di controllo del traffico aereo turche e serbe e potenziali piani di emergenza in caso di condizioni meteorologiche avverse o complicazioni diplomatiche. Inoltre, esigerebbe comunque il sorvolo del Mar Nero, che presenta ancora rischi stante l’attività militare nell’area. In ogni caso, non sarebbe la prima volta che Putin o altri funzionari russi devono adottare rotte creative per partecipare a vertici internazionali dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.


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