Il piombo come motore evolutivo: una scoperta che riscrive la storia umana

Gli ominidi preistorici già esposti a livelli ambientali di piombo simili a quelli registrati durante il boom industriale del '900

L’inquinamento da piombo non è un problema moderno: accompagna l’evoluzione umana da almeno 2 milioni di anni. A rivelarlo è uno studio pubblicato su Science Advances, guidato da Renaud Joannes-Boyau dell’Università di Johannesburg, che dimostra come gli ominidi preistorici fossero già esposti a livelli ambientali di piombo simili a quelli registrati durante il boom industriale del ‘900. Analizzando 51 denti fossili di Australopithecus, Paranthropus, Neanderthal e Homo sapiens con spettrometria di massa laser (LA-ICP-MS), i ricercatori hanno individuato tracce di piombo biogenico in più continenti. Ciò suggerisce che la contaminazione naturale da piombo sia stata una costante nella storia dei primati.

La scoperta più sorprendente riguarda il ruolo evolutivo di questa esposizione. Gli studiosi hanno ricreato in laboratorio organoidi cerebrali con 2 versioni del gene NOVA1: una ancestrale, presente nei Neanderthal, e una moderna, esclusiva dell’Homo sapiens. Solo quest’ultima ha mostrato una maggiore resistenza ai danni neurologici indotti dal piombo.

Secondo gli autori, questa mutazione genetica avrebbe conferito un vantaggio adattativo alle popolazioni di Homo sapiens, favorendo capacità cognitive più stabili e una migliore cooperazione sociale. In altre parole, il piombo – da sempre considerato un veleno – potrebbe aver contribuito, paradossalmente, a plasmare l’intelligenza dell’uomo moderno.