Il terremoto del 1693 in Sicilia non è stato di magnitudo 7.4: studio scientifico ribalta tutte le convinzioni sulla scossa più forte della storia d’Italia

Nuove ricerche rivelano che il ricalcolo della magnitudo del forte terremoto della Val di Noto nel gennaio 1693 fu in realtà la somma di due eventi distinti, avvenuti a pochi giorni di distanza

L’11 gennaio 1693 la Sicilia fu sconvolta da uno dei più devastanti terremoti della storia europea. Una scossa che, secondo le stime universalmente riconosciute fino al momento, sarebbe stata di magnitudo 7.4, ovviamente ricalcolata sulla base dei dati macrosismici disponibili (insieme di informazioni che descrivono gli effetti di un terremoto sulle persone, sugli oggetti e sull’ambiente). La scossa colpì la costa orientale dell’isola tra Catania e Siracusa. Il sisma, noto come “terremoto della Val di Noto”, distrusse oltre 45 centri abitati e causò almeno 60.000 vittime, con onde di maremoto che attraversarono lo Ionio fino a raggiungere la Grecia. A Catania, su 20.000 residenti, ne morirono 16.000; a Ragusa 5.000 su 9.000; a Lentini e Siracusa circa 4.000 ciascuna. I danni furono gravissimi anche a Messina, Malta e Reggio Calabria. Si trattò di un evento catastrofico, che la storia e la scienza hanno a lungo considerato il più potente terremoto avvenuto in Italia negli ultimi mille anni.

Oggi, però, la ricerca scientifica riapre il caso

Una ricerca ha rivisitato le valutazioni sulla magnitudo reale del terremoto del 1693, arrivando a una conclusione sorprendente: l’evento non avrebbe raggiunto M = 7.4, ma quel valore sarebbe il risultato cumulativo dei danni provocati da due scosse distinte, avvenute il 9 e l’11 gennaio. In base ai nuovi dati, dunque, il terremoto dell’11 gennaio 1693 non sarebbe stato un unico evento sismico eccezionale, ma la somma degli effetti di due scosse (comunque forti ma non così tanto) avvenute a distanza di due giorni l’una dall’altra. La revisione dei parametri sismici, condotta attraverso modelli geologici aggiornati e nuove analisi delle fonti storiche, porta a ridimensionare la magnitudo complessiva dell’evento, che sarebbe stata inferiore a 7.4. Non è ipotizzabile un valore realistico, ma potrebbe essere stato intorno a magnitudo 7.0, quindi molto simile al terremoto dello Stretto di Messina del 1908.

Questo risultato apre una prospettiva inedita: la stima tradizionale del sisma come il più potente mai registrato in Italia è sovrastimata. Di conseguenza, il valore massimo di magnitudo raggiungibile nel nostro Paese va ridimensionato a circa 7.0 e quindi in base alla Legge di Panza-Rugarli il valore massimo di magnitudo raggiungibile nel nostro Paese almeno 7.7.

La Legge di Panza-Rugarli e il concetto di magnitudo di progetto

La Legge di Panza-Rugarli, formalmente espressa come Mdesign = Mmax + γEMσM, collega la magnitudo massima osservata (Mmax) con la magnitudo di progetto (Mdesign) attraverso un fattore di sicurezza (γEMσM). Tale legge introduce un concetto innovativo di magnitudo di progetto, analogo ai coefficienti di sicurezza usati in ingegneria strutturale, consentendo di stimare in modo conservativo la massima sollecitazione sismica cui un’area può essere sottoposta.

Sperimentazioni condotte nell’area CSES hanno mostrato che il valore γEMσM = 0.7 rappresenta un limite, indipendente sia dal contesto geodinamico sia dal livello di magnitudo considerato. Questo valore garantisce che le mappe di pericolosità sismica ottenute con la NDSHA includano in modo conservativo gli scenari più severi possibili, senza introdurre sovrastime irrealistiche.

Il China Seismic Experimental Site: un laboratorio naturale

Il CSES rappresenta un “laboratorio naturale” per la ricerca sismologica internazionale. Situato in una regione caratterizzata da intensa deformazione crostale dovuta alla subduzione della placca indiana sotto quella euroasiatica, comprende faglie attive capaci di generare terremoti catastrofici, come quello di Wenchuan del 2008 (Mw 8.0).

faglie Cina
(A) L’area di studio di questo lavoro (100° – 108° E, 25° – 34° N). Le principali faglie attive sono rappresentate da linee blu. I punti colorati mostrano gli epicentri dei terremoti di grande o grandissima magnitudo con magnitudo superficiale MS ≥ 7.5 verificatisi tra il 780 a.C. e il 2023 d.C. F1 e F2 indicano rispettivamente le faglie Xianshuihe e Xiaojiang.
(B) Le proprietà di stress indicate da tre grandi terremoti avvenuti nel e intorno al sud-ovest della Cina dal XXI secolo, con anno, magnitudo e meccanismi focali indicati. Le frecce rappresentano lo scorrimento sismico (blu: trascorrente, viola: compressivo), mentre le linee arancioni mostrano la lunghezza approssimativa della rottura di faglia.
(C) Il riquadro rosso indica la posizione dell’area di studio nel sud-ovest della Cina, cioè il CSES. Le linee nere continue indicano i confini delle placche.

L’analisi NDSHA condotta nel CSES ha permesso di verificare la robustezza del coefficiente di sicurezza γEM = 2.8 (corrispondente a un incremento di magnitudo ΔM = 0.7). Tale valore è stato confermato confrontando i risultati derivati dalle zone sismogenetiche e dai nodi sismogenetici (GEPAs e GEPAsR), mostrando un’eccellente concordanza tra modelli teorici e osservazioni.

Validazione globale e implicazioni per l’area mediterranea

L’applicazione della stessa metodologia all’Italia ha confermato la affidabilità del coefficiente di sicurezza. In particolare, il confronto tra le mappe NDSHA italiane, ottenute considerando il catalogo dei terremoti storici e strumentali, con quelle ottenute con il catalogo dei nodi sismogenetici, ha evidenziato che, anche nel contesto mediterraneo, il valore γEMσM = 0.7 garantisce la coerenza tra le stime deterministiche e le evidenze empiriche.

Un risultato particolarmente rilevante riguarda la Sicilia orientale: secondo l’analisi riportata nelle Figura 8c e 8d del paper e confrontata con la Figura S7 dello stesso paper, la pericolosità sismica nell’area iblea risulta sovrastimata. La sovrastima deriva dall’attribuzione di una magnitudo M = 7.4 al terremoto dell’11 gennaio 1693 (Catalogo INGV CPTI15), basata su dati macrosismici che in realtà sommano gli effetti di due eventi distinti, avvenuti il 9 e l’11 gennaio dello stesso anno. Riconsiderando il valore della magnitudo, la coerenza con la Legge di Panza-Rugarli risulta pienamente ristabilita.

Figura s7 Terremoto SiciliaTerremoto SiciliaTerremoto Sicilia

Terremoto Sicilia Terremoto Sicilia

Terremoto Sicilia

I risultati ottenuti dimostrano che la Legge di Panza-Rugarli può fornire un criterio universale per stimare in modo conservativo la magnitudo massima attesa, garantendo una migliore protezione delle vite umane e delle opere civili. La conferma della sua validità sia in Cina che in Italia apre la strada a una nuova generazione di mappe di pericolosità sismica, basate su principi fisici e su una visione deterministica della sicurezza strutturale. Il processo di validazione/falsificazione secondo Karl Popper a livello planetario della Legge PR è attualmente in corso nell’ambito delle attività IASPEI descritte al sito: https://asc-iaspei.org/task-groups/background-2/.