Nelle fitte foreste della Liberia sudorientale, una corsa sfrenata alla coltivazione del cacao sta trasformando radicalmente il paesaggio e alimentando tensioni sociali. L’impennata dei prezzi internazionali del cacao – saliti da 2,30 dollari a oltre 10 dollari al chilo tra il 2022 e il 2025 – ha reso allettante l’idea di convertire terreni forestali in piantagioni. A spingere ulteriormente questa espansione è l’arrivo massiccio di lavoratori migranti dalla Costa d’Avorio, in cerca di nuove opportunità in un’area ancora ricca di foreste e percepita come libera da vincoli legali. Secondo le autorità locali, oltre 50.000 persone hanno attraversato il confine, una cifra enorme se rapportata alla popolazione della contea di Grand Gedeh, che conta poco più di 200.000 abitanti.
Piantagioni fuori controllo e violazioni ambientali diffuse
Nonostante la Liberia abbia adottato politiche volte a promuovere la produzione sostenibile di cacao, nella pratica molte piantagioni vengono realizzate in modo irregolare, spesso senza alcuna supervisione da parte delle autorità centrali. I dati satellitari raccolti da Global Forest Watch mostrano un’accelerazione nella perdita di copertura forestale proprio nelle aree dove si sta espandendo la coltivazione del cacao. In alcuni casi, i nuovi appezzamenti invadono persino aree protette come il Parco Nazionale Grebo-Krahn, che ospita specie a rischio estinzione come lo scimpanzé occidentale e l’ippopotamo pigmeo. Atti di intimidazione verso i ranger della Forestry Development Authority, come il recente sequestro di uno di loro da parte di autorità tradizionali, mostrano quanto sia delicato il controllo del territorio.
Accordi informali, deforestazione e scontro tra comunità
L’espansione agricola si basa spesso su intese non ufficiali tra le élite locali e le comunità tradizionali, che cedono porzioni di terra in cambio di una parte dei ricavi. In genere, ai migranti viene offerta la gestione operativa delle piantagioni, con la promessa di ricevere fino al 40% dei profitti. Tuttavia, l’assenza di confini formali e titoli di proprietà chiari ha fatto esplodere numerose dispute tra famiglie e villaggi. A peggiorare la situazione contribuisce la mancanza di consapevolezza sulle implicazioni ambientali a lungo termine, come evidenziato da Paul Kanneh, fondatore della Liberia Forest Media Watch. Secondo l’esperto, le comunità agiscono spinte dal guadagno immediato, spesso inconsapevoli dei rischi futuri per il suolo, la biodiversità e i diritti territoriali.
Rischi internazionali e il ruolo dell’Unione Europea
La crescente distruzione forestale rischia di compromettere la reputazione internazionale della Liberia proprio mentre l’Unione Europea si prepara ad applicare nuove norme sul commercio di materie prime legate alla deforestazione. In base al regolamento comunitario – la cui entrata in vigore è prevista per la fine del 2025 – cacao proveniente da aree deforestate dopo il 2020 potrebbe essere escluso dal mercato europeo. Secondo Alexandra Benjamin, attivista di FERN, gran parte della produzione attuale nella Liberia sudorientale non solo viola le leggi ambientali locali, ma si basa anche su pratiche discutibili come lo sfruttamento del lavoro minorile e la violazione dei diritti fondiari. Le aziende europee che acquistano questo cacao si espongono quindi a seri rischi reputazionali, oltre che legali.



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