La tempesta tropicale Melissa continua a spostarsi lentamente nel Mar dei Caraibi, generando un allarme crescente tra le popolazioni di Giamaica, Haiti e Repubblica Dominicana. Secondo il National Hurricane Center (NHC) di Miami, il sistema, localizzato ieri a circa 245 km a Sud/Est di Kingston e 430 km a Sud/Ovest di Port-au-Prince, si muove verso Nord a soli 6 km/h con venti sostenuti di 75 km/h. La sua lentezza, unita alle altissime temperature superficiali del mare, crea le condizioni ideali per un rapido rafforzamento: Melissa potrebbe trasformarsi in uragano entro sabato, raggiungendo 4ª categoria o superiore all’inizio della prossima settimana.
Rischio in aumento: piogge torrenziali e frane
Le previsioni indicano fino a 36 cm di pioggia sull’area orientale della Giamaica e sulle regioni meridionali di Haiti e Repubblica Dominicana. Il terreno, già saturo per le forti precipitazioni delle ultime settimane, aumenta il rischio di frane catastrofiche e alluvioni lampo. Ad Haiti, la Protezione Civile ha confermato la morte di un anziano a Marigot, nel Sud del Paese, colpito dalla caduta di un grande albero, mentre altre 5 persone sono rimaste ferite nella regione di Artibonite.
Giamaica in stato d’emergenza: scuole chiuse e rifugi aperti
Le autorità giamaicane hanno annunciato l’apertura di 881 rifugi e l’attivazione del piano di emergenza nazionale. Scuole e tribunali sono stati chiusi, mentre le lezioni proseguono da remoto. A Kingston, squadre municipali hanno posizionato oltre 1.000 sacchi di sabbia nei punti critici per prevenire allagamenti.
Il Ministro della Salute, Christopher Tufton, ha disposto la chiusura dei 325 centri sanitari e ha avvertito che le forniture mediche essenziali potrebbero subire interruzioni. Tutti gli ospedali operano in modalità d’emergenza con generatori autonomi per almeno 72 ore.
Haiti vulnerabile tra povertà e colera
Ad Haiti, la situazione è particolarmente delicata. L’instabilità politica, la violenza delle bande e la scarsità di infrastrutture rendono quasi impossibile una preparazione efficace. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha stanziato 4 milioni di dollari per assistere 10milapersone vulnerabili, fornendo supporto per evacuazioni, rifugi di emergenza e kit igienico-sanitari.
La minaccia di nuove inondazioni è aggravata dal rischio sanitario: dopo 3 mesi senza casi, il Paese ha registrato 139 sospetti di colera e 5 decessi in una sola settimana. Il batterio, trasmesso attraverso acqua contaminata, potrebbe diffondersi rapidamente se la tempesta dovesse compromettere le già precarie risorse idriche.
Repubblica Dominicana: scuole chiuse e sistemi idrici danneggiati
Più di 100 persone sono state trasferite in rifugi nella Repubblica Dominicana, dove 9 province sono sotto allerta. Scuole, uffici pubblici e aziende sono chiusi, mentre oltre mezzo milione di cittadini è rimasto senza acqua a causa dei danni ai sistemi di distribuzione.
Un “cocktail” meteorologico esplosivo
Melissa è il risultato di un insieme di fattori meteorologici eccezionalmente favorevoli alla sua intensificazione. Le acque molto calde e il lento movimento del sistema sono un cocktail esplosivo, tanto che non si può escludere una ulteriore intensificazione a 5ª categoria. C’è grande preoccupazione per gli effetti di lunga durata di venti forti, mareggiate e piogge torrenziali che potrebbero persistere per giorni.
Melissa nella stagione atlantica 2025
Melissa è la 13ª tempesta con nome della stagione atlantica e la 1ª a formarsi nel Mar dei Caraibi quest’anno. Secondo la NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), la stagione 2025 è classificata come sopra la media, con una previsione di 13-18 tempeste con nome, di cui fino a 9 uragani e 5 maggiori (3ª categoria o superiore).
Un banco di prova per la resilienza caraibica
Mentre Melissa avanza lentamente verso Nord, i Caraibi si preparano a fronteggiare una delle più gravi minacce meteorologiche degli ultimi anni. Le prossime 48 ore saranno decisive: se la tempesta raggiungerà lo status di uragano maggiore, i danni umani ed economici potrebbero essere devastanti.



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